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Domenica, 03 Luglio 2016 09:14

L'effetto Brexit sull'agroalimentare italiano

Con l'uscita dalla UE, la politica commerciale del Regno Unito sarà sottoposta a rinegoziazione. Da un lato, le imprese britanniche non potranno più beneficiare del libero accesso ai mercati europei, dall'altro, il Regno Unito dovrà presumibilmente innalzare le barriere tariffarie verso gli ex partner e ciò riguarderà anche le imprese agroalimentari italiane.

Il mercato agroalimentare del Regno Unito rappresenta per l'Italia un giro d'affari di 3,2 miliardi di euro, con una crescita del 9% nel 2015. Per la prima volta da 40 anni, le imprese italiane potrebbero trovarsi per un certo tempo ad affrontare dazi sul mercato britannico, in linea con quanto fanno oggi gli esportatori giapponesi o statunitensi; eventualità questa che si tradurrebbe in prezzi meno competitivi o in una riduzione dei margini per le imprese esportatrici. A ciò si deve aggiungere anche l'effetto svalutazione, in grado, da un lato, di rallentare le importazioni inglesi e, dall'altro, di rendere in generale i prodotti britannici più competitivi sui mercati internazionali presidiati anche dall'Italia (Australia, Canada, Arabia Saudita e Stati Uniti) sebbene i prodotti di origine italiana godano di una distintività rilevante rispetto a quelli britannici.

Secondo le previsioni sviluppate dalla SACE, basate su uno scenario macroeconomico proposto dalla Oxford Economics, l'uscita del Regno Unito dalla UE potrebbe comportare nel 2017 una contrazione delle esportazioni italiane d'oltremanica di entità compresa tra il -3% e il -7%. Tuttavia, l'export agroalimentare italiano verso il mercato britannico non dovrebbe accusare flessioni. Sempre secondo le previsioni SACE, sia che si fosse verificato lo scenario "NO BREXIT" che in quello "BREXIT, il food and beverage Made in Italy dovrebbe crescere del 7% nel 2016 e di circa il 5,5% nel 2017, in entrambi i casi.

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Il Regno Unito rappresenta il quarto mercato di sbocco (dopo Germania, Francia, Stati Uniti) dell'export agroalimentare italiano. In modo speculare, l'Italia si è posizionata all'ottavo posto tra i clienti del mercato britannico con una spesa di oltre 650 milioni di euro. Il saldo 2015 dell'interscambio agroalimentare col Regno Unito, è stato pari a un attivo di 2,6 miliardi (+88% sul 2014).

Le principali voci dell'export del settore nel Regno Unito (2015, in valore) sono, nell'ordine: Vino e Mosti (23% del totale); Ortofrutta fresca e trasformata (22%), Cereali, Riso e derivato (18%), Animali e Carni (7%), Lattiero-Caseari (6%).
I primi tre paesi da cui il Regno Unito importa maggiormente prodotti agroalimentari sono i Paesi Bassi, l'Irlanda e la Francia, cui corrisponde una quota di mercato in valore, pari, rispettivamente, al 14%, al 10% e 10%. Sul totale dell'import agroalimentare britannico, l'Italia intercetta una quota pari al 6% in valore.

Rispetto al 2010, le importazioni complessive di prodotti alimentari del Regno Unito sono aumentate del 36%, a fronte di un +41% messo a segno dall'Italia che, quindi, fa segnare una dinamica più significativa.

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(Per scaricare il rapporto Ismea: http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6895)

(Fonte ismea Roma 28 giugno 2016)

Domenica, 26 Giugno 2016 10:19

La spaccata. Brexit, un nuovo corso per l'UE

Il nuovo venerdi nero delle borse. 637 miliardi (61 dei quali italiani) di capitalizzazione delle borse europee sono stati bruciati in un solo giorno. Le borse reagiscono peggio dell'attacco alle Torri Gemelle. E' questo il primo di una lunga serie di costi che si pagheranno per il saluto a sua maestà la regina.

di Lamberto Colla, 25 giugno 2016 -

Si inaugura un nuovo corso per l'Unione Europea.
Un membro se ne esce ma non esistono regole da fare applicare, tutto e da scrivere.

Quale migliore occasione per stipulare quelle regole che consentiranno ai soci di di abbandonare l'allegra combricola. Da oggi sarebbe opportuno iniziare la negoziazione d'uscita della Gran Bretagna che dovrà diventare il modello regolamentato d'uscita di ciascun Paese che in seguito vorrà seguire l'esempio del Regno Unito, con l'aggiunta dell'assegnazione di un valore di scambio tra l'euro e la moneta dello Stato che torna a una totale e indipendente sovranità.

L'abitudine a concedere all'Inghilterra condizioni di favore, non può essere percorsa in questo frangente, perché, non è da escludere, altri Paesi UE vorranno o dovranno lasciare l'UE e non potranno subire un trattamento diverso da quello che verrà riservato alla Gran Bretagna.

Le conseguenze interne al voto
Quello che gli inglesi non immaginavano è il risvolto interno alla vittoria del LEAVE e la frattura generazionale e geografica che è stata possibile disegnare dopo l'analisi del voto.

Una reazione autarchica al perdurare di uno stato di crisi internazionale che vede da troppo tempo i Paesi membri l'un contro l'altro schierati. E' questo che vien da pensare analizzando il voto per fasce di età.

GB-Eta-voto-Brexit

La percezione di un conflitto - senz'armi dispiegate ma pur sempre di conflitto tra interessi di nazioni sovrane - deve essere stato il motivo scatenante della decisione delle classi più mature.
L'ancestrale diffidenza britannica a un'Europa Unita alla quale non hanno mai voluto credere sino in fondo, restando fuori dall'Euro, ha avuto il sopravvento e e alla soglia dei 50 anni le preferenze di voto sono andate al LEAVE toccando soglie superiori al 60% per la classe di età superiore ai 65 anni.

Dal punto di vista geografico invece determinanti sono state l'Inghilterra (esclusa Londra che in quanto capitale finanziaria non aveva nessun interesse all'uscita dall'UE) e a sorpresa il Galles.

Fortemente orientati al REMAIN invece erano la Scozia e l'Irlanda che da subito hanno avanzato pretese indipendentiste pur di restare o meglio fare richiesta di ingresso in UE.

GB-Geagrafia-Voto-Brexit

La scelta di Cameron di affidarsi al referendum (supponendo una vittoria schiacciante del Remain) si è rivelata una "spaccata" maldestra con il risultato di:
- essere fuori dall'UE e avere messo in crisi la "pax" europea voluta dai padri fondatori a seguito della II guerra mondiale.
- avere riacceso i conflitti interni e le micce indipendentiste
- avere posto giovani e anziani in conflitto di generazione.

Di peggio non poteva fare. "Una brutta spaccata"

 

Pubblicato in Economia Emilia

La richiesta consiste nel dotare di sufficienti risorse finanziarie gli interventi contenuti nell'articolo per garantire misure che vadano dai ritiri alla programmazione e al contenimento dell'offerta.

(Roma, 30 maggio 2016). "Abbiamo sollecitato un intervento urgente della commissione europea sul settore latte relativamente alle misure contenute nell'articolo 222 del regolamento sull'Ocm unica relativa alla crisi di mercato".
Così il presidente dell'Alleanza delle Cooperative italiane – settore Agroalimentare, Giorgio Mercuri ha commentato l'incontro con il commissario europeo all'agricoltura, Phil Hogan in occasione del Praesidium Copa-Cogeca tenutosi oggi a Wageningen. "In particolare – ha proseguito Mercuri, intervenuto in rappresentanza della cooperazione italiana - la richiesta consiste nel dotare di sufficienti risorse finanziarie gli interventi contenuti nell'articolo per garantire misure che vadano dai ritiri alla programmazione e al contenimento dell'offerta. Siamo certi del sostegno del nostro ministro Martina e stiamo lavorando per sollecitare anche gli altri Paesi a fare altrettanto", ha concluso.

Il commissario Hogan, dal canto suo, ha sottolineato come si stia già lavorando in questa direzione e che si aspetta un sostegno importante dai ministri dei Paesi interessati.
(Fonte Alleanza cooperative 30 maggio 2016)

Martedì, 10 Novembre 2015 10:12

Diritti, "Europa dei cittadini? Io rispondo"

Questionario voluto dalla Commissione Ue su come viene vissuta oggi l'Unione europea e avanzare proposte per rendere più fruibili i diritti di cittadinanza europea. C'è tempo fino al 7 dicembre. Sul sito dell'assemblea legislativa per partecipare a consultazione pubblica. saliera: "dite la vostra per una ue migliore". -

Parma, 10 novembre 2015 -

Europa, dite la vostra. L'Assemblea legislativa regionale invita i cittadini dell'Emilia-Romagna a partecipare alla consultazione pubblica promossa sul web dalla Commissione europea rispondendo al questionario su come viene percepita oggi l'Europa unita e su cosa potrebbero fare le istituzioni per rendere la vita più facile alle persone nell'esercizio dei diritti di cittadinanza europea. Partendo dalle proprie esperienza di vita, di studio o di lavoro, o anche semplicemente di viaggio in uno dei Paesi membri, rispondere alle domande porta sia a esprimere un giudizio su come attualmente venga vissuta l'Unione europea sia ad avanzare proposte per cambiare le cose.

Sul sito dell'Assemblea legislativa www.assemblea.emr.it è stata aperta una sezione ad hoc – Europa dei cittadini? Io rispondo – che permette di accedere direttamente al questionario e nella quale la presidente dell'Assemblea legislativa, Simonetta Saliera, in un video invita a rispondere, partecipando così alla consultazione aperta ai cittadini.

Saliera, che rappresenta l'Emilia-Romagna nel Comitato delle Regioni (CdR), l'organo consultivo, composto da rappresentanti di enti locali e regionali di tutti i 28 Stati dell'Unione europea, che Commissione e Consiglio Ue devono sentire prima di decidere su temi di competenza delle amministrazioni locali e delle Regioni, per fare in modo che la legislazione europea tenga conto delle prospettive dei territori, rilancia la consultazione pubblica: "La partecipazione- spiega- è un ingrediente fondamentale della vita democratica al quale sentiamo di dover contribuire. Cittadinanza significa valori e diritti. Diciamo dunque la nostra e diamo il nostro apporto rispondendo al questionario. Sarà utile per costruire un'Europa migliore".

I cittadini dell'Unione europea godono di una serie di diritti importanti: da quello di spostarsi liberamente e risiedere all'interno della Ue al diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni europee e comunali in un altro paese Ue nel quale risiedono alle stesse condizioni dei cittadini di tale paese. Inoltre, hanno il diritto di non essere discriminati per motivi di nazionalità. La Commissione europea è impegnata a tutelare e rafforzare i loro diritti. Nel 2013 ha pubblicato una relazione sulla cittadinanza della Ue che elenca 12 azioni per aiutare i cittadini ad esercitare i loro diritti in sei settori chiave: rimuovere gli ostacoli per lavoratori, studenti e tirocinanti Ue; ridurre la burocrazia negli Stati membri; tutelare i membri più vulnerabili della società; eliminare gli ostacoli a fare acquisti nella Ue; fornire informazioni accessibili e mirate sui diritti nell'Unione europea e accrescere la partecipazione alla vita democratica della Ue.

"Questa consultazione – si legge nell'introduzione al questionario - offre la possibilità di condividere la vostra opinione e la vostra esperienza su questioni relative ai vostri diritti di cittadini della Ue nonché su cosa la Commissione europea potrebbe fare per rendere più semplice la vita ai cittadini quando esercitano i loro diritti nella Ue".

E' possibile rispondere fino al 7 dicembre.

(Fonte: ufficio stampa Regione ER)

La deriva a destra della Polonia potrebbe costare cara al popolo di Karol Woytila. Intanto la Grecia sembra sparita sin dalla cartina geografica. Se non fosse stato per l'Expo anche l'Italia sarebbe caduta nel totale oblio mass-mediatico.

di Lamberto Colla - Parma, 1 novembre 2015 -
La Grecia, da origine di tutti i mali (finanziari) del mondo a ameno luogo d'attrazione turistica come è sempre stato nell'era moderna.
Se provate a digitare la parola "Grecia" all'interno della finestrella di ricerca di Google otterrete solo informazioni "turistiche".

Del fallimento e delle preoccupazioni per il rischio di insolvenza che quotidianamente hanno riempito le pagine dei giornali di tutto il mondo, facendo perdere il sonno obbligando i capi di Stato in interminabili summit, non v'è più nulla. Bisogna avere la pazienza di scorrere la terza o quarta pagina del famoso motore di ricerca per trovare qualcosa che ricordi quei tragici momenti trascorsi dai cittadini figli di Enea.

Tranne appunto le tante informazioni turistiche e, purtroppo, gli aggiornamenti sulle miserie dei migranti che vanno ad arenarsi sulle coste, della bomba finanziaria greca non v'è più traccia.

Ottenuto l'obiettivo di domare i ribelli non esiste più alcun interesse mediatico.
E' successo così per l'Italia di Berlusconi , massacrata per anni da infamanti attacchi mediatici e da declassamenti del rating. Il silenzio è calato solo dopo la deposizione del Berlusca. Ora tutto è a posto e ogni intervento del premier di turno non scuote più le anime sagge di Bruxelles, anche quando Renzi ripropone le misure che già furono contestate al re del biscione. Meglio così, per carità, piuttosto che lo sputtanamento internazionale al quale ci avevano esposti con tutta la deriva finanziaria che ne è seguita.

Il fiume Oder a Wroclaw

Così, finalmente sistemati gli italiani prima e i greci dopo, la UE avrebbe potuto dormire sonni tranquilli e invece ci si sono messi di mezzo anche i miti polacchi.
Con la vittoria della destra, di chiaro stampo nazionalista e antieuropeista, i piani dei potenti lobbisti, quelli che fan ballare le marionette di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte, potrebbero venire intaccati e perciò la Polonia potrebbe entrare nel mirino della sottomissione.

E' pur vero che la resistenza degli euroburocrati sta scemando oppressi come sono dal carico di lavoro al quale, anche loro, non sembrano troppo abituati.
Ingolfati dai migranti che sbucano da ogni pertugio, schiacciati dalla pressione dell'accordo di libero scambio con gli USA (TTIP) che non si sblocca, l'isis che minaccia da sud e da est, Putin che interviene senza chiedere permesso in Ucraina e in Siria, insomma l'Europa disunita non sa che pesci pigliare.
Ci mancava più che la nazione leader si andasse a ingabolare con un programmino elementare e dormiente adeguatamente collocato sotto i cofani delle auto.

E adesso chi pensa?
La Merkel per un po' starà zitta nel timore che, dopo la Vokswagen, le portino in bella evidenza le problematiche delle sue banche locali e della sua DB (Deutsche Bank), tanto bella fuori, quanto brutta dentro. "Si vede dalla Luna, spiega Paolo Barnard, il buco della Deutsche Bank, la banca più fallita del mondo: 70.000 miliardi di debiti".

Se non fosse stato per l'interesse statunitense a fare esplodere il diesel-gate Volkswagen la Germania sarebbe ancora lì a dettar legge, a predicare bene e razzolare male.

Invece, la disobbedienza agli Stati Uniti nella gestione Greca e lo scampato rischio di un'alleanza Russa è stato uno dei motivi per alzare il sipario sul problemino tedesco, utile peraltro a fare ancora più pressione sull'accordo TTIP (Trattato di Libero Scambio Usa / Europa) che tanto a cuore sta ad Obama e che sogna di apporre la firma prima della scadenza del suo mandato presidenziale.

Intanto Ogm, cicale e insetti sono riusciti a farceli mangiare, per cui i prossimi rospi che faranno ingoiare non saranno più così indigesti. Diverso invece il trattamento che potrebbe essere riservato agli amici polacchi; gli educatori di Bruxelles e del FMI potrebbero riaccendere la "pataccatrice" che così bene ha funzionato per gli italiani e i greci.

In centro Wroclaw

Pubblicato in Politica Emilia
Domenica, 01 Novembre 2015 10:58

No alla carne rossa, Sì a OGM e insetti.

Mentre si scatena l'allarme sulla pericolosità della carne rossa e si preannuncia il pericolo derivante dal caffè prodotto con la Moka, ecco che i 28 dell'UE, in risposta al "diesel-gate" alzano i limiti dei controlli sulle emissioni con buona pace della salute dei cittadini.

di Virgilio, Parma 29 ottobre 2015
Cala il sipario su Expo 2015 e si alza sui soliti tormentoni, sui cibi spazzatura o presunti tali. Almeno un tempo, questo tipo di notizie erano circoscritte, per coprire gli spazi vuoti dei giornali, al solo seppure lungo periodo estivo. E così tra amori segreti e inconfessabili dei "VIP" di turno si alternavano le scoperte di nuove diete miracolose e rivoluzionarie scoperte per ridurre il gonfiore e trasformarsi nella "più bella del reame". Improbabili centri di ricerca privati, trovavano l'occasione per far parlare di sé ma soprattutto del prodotto che sostenevano.

Oggi invece a fare il giochetto sporco è addirittura la OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, l'organo supremo di tutela della sicurezza, quello al quale occorrerebbe fare appello in caso di incertezze e che, con la prudenza necessaria, dovrebbe dissipare ogni dubbio.

E invece, é proprio dall'IARC (International Agency Research on Cancer) che tuona l'ennesima maledizione, amplificata a dovere dai media, sul tasso cancerogeno della carne e, in particolare, di quella lavorata.

Tutti a dire la loro e pochi a centrare il succo della questione:
Il consumo medio degli italiani è la metà della soglia limite di pericolosità. (si legga nota di assocarni del 26 ottobre) dai prodotti "pericolosi" sono di fatto esclusi i principali prodotti nostrani (prosciutti ad esempio).

Infine, come sottolinea prontamente Assocarni, i risultati della ricerca non sono recenti e per di più noti da molto tempo.

"La monografia IARC si riferisce insomma a dati provenienti da studi epidemiologici non recenti, peraltro noti da tempo, che tengono in poco conto le peculiarità della produzione nazionale di carne rossa e salumi. È noto, infatti, che i fattori che rappresenterebbero un rischio per la salute (presenza di grasso e abbondanza di additivi nei prodotti trasformati) non sono certo propri della produzione italiana di carni bovine e suine e dei prodotti di salumeria.
Confidiamo non si crei un ingiustificato allarmismo che rischia di colpire uno dei settori chiave dell'agroalimentare italiano. Il settore agroalimentare in Italia contribuisce a circa il 10-15% del prodotto interno lordo annuo, con un valore complessivo pari a circa 180 miliardi di euro. Di questi, circa 30 miliardi derivano dal settore delle carni e dei salumi, includendo sia la parte agricola che quella industriale. I settori considerati danno lavoro a circa 125.000 persone a cui va aggiunto l'indotto."

Sorge perciò sempre più il sospetto che la notizia sia rielaborata per essere fatta esplodere, come una bomba a orologeria, al primo momento utile per favorire o, ancor peggio, creare danno a temibili avversari.

Quale miglior occasione se non nel momento in cui il sipario di EXPO2015 si abbassa all'insegna, di un successo (almeno numerico con 21 milioni di persone che l'hanno visitato), per dare forza e sostegno alla pressione lobbistica per fare approvare il TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti), che tanto sta a cuore a Obama, attraverso il quale l'Europa sarebbe obbligata a "bersi" condizioni assai peggiorative proprio sulla questione alimentare e non solo.

Quindi, se dovessimo dare retta alle mostruosità che ogni giorno i vari centri occulti di potere e influenzamento riescono a fare veicolare dovremmo con sicurezza mangiare prodotti OGM, non bere caffè dalla Moka, non mangiare la carne, e ultima in ordine di tempo gustarci succulenti insetti per arricchirci di proteine (posto che non dobbiamo più mangiare carne!).

Già questa è l'ultima ridicola preoccupazione della UE che, spinta non si sa bene da chi, ha approvato con 327 voti a favore, 202 contrari e 127 astenuti l'accordo sul "Novel Food" che come riporta l'Ansa "Insetti, alghe, nanomateriali, cibi costruiti in laboratorio, nuovi coloranti potranno finire sulle tavole degli europei, se avranno il via libera della agenzia europea sicurezza alimentare. La plenaria del Parlamento europeo ha approvato in prima lettura l'accordo con il Consiglio sul cosiddetto 'novel food'".
Tanto sta a cuore la salute dei cittadini che, è proprio di pochi giorni fa la notizia, i 28 dell'UE (opposizione solo da parte dell'Olanda) hanno approvato soglie di tolleranza più alti e tempi allungati per i controlli sulle emissioni delle auto, come riportato dal Sole 24 Ore.

In conclusione, occorre dire basta alla carne e gustiamoci un buon piatto di insetti con un contorno di verdura agli OGM e invece di andare alle terme attacchiamoci al gas di scarico di una buona marmitta catalitica.

Il biologico del futuro?

Venerdì, 28 Agosto 2015 11:00

Il sogno londinese.


A Londra per cercare fortuna. +37% gli italiani che emigrano in Inghilterra per lavorare. Se l'economia tira, tira anche il mercato del lavoro. Sono saliti a 57.000 i connazionali iscritti alla previdenza contro i 42.000 precedenti.

di LGC Parma 28 agosto 2015 -
A riprova del teorema che quando l'economia tira genera occupazione, è quanto sta accadendo nel Regno Unito. nel Paese di Sua Maestà la Regina Elisabetta gli ingressi sono ben superiori al massimo obiettivo che si era concesso il primo ministro britannico. Quella soglia di 100.000 inressi che non si sarebbe dovuta superare annualmente. 

Una medaglia a due facce ovviamente per un'economia dinamica che diventa attrattiva per tutti, non solo per i ben noti benefici fiscali. Da un lato, vi sono i noti problemi di immigrazione clandestina, giunta addirittura a bloccare il traffico veicolare sotto la manica (circa 25.000 i richiedenti asilo), e dall'altra una crescente immigrazione di giovani talenti richiamati sull'isola dalla disponibilità di posti di lavoro specializzati di cui le imprese inglesi hanno sempre più fame.

Al fenomeno sono coinvolti anche gli italiani che nell'ultimo anno, fino a marzo, sono incrementati del 37% e attualmente sono 57.000 quelli registrati all'ufficio di previdenza contro i 42.000 precedenti. Nel complesso quindi sono 330.000, 94.000 in più del periodo precedente, i nuovi immigrati e di questi, come riporta "IlFattoQuotidiano.it", il 61% parte con la sicurezza dell'occupazione.

 

Pubblicato in Lavoro Emilia

Obbligo di registrazione delle sostanze chimiche per le PMI. Iniziativa gratuita per informare le imprese su come utilizzarle. Unioncamere Emilia-Romagna gestisce l'unico sportello informativo territoriale. Risposte e soluzioni per raggiungere l'obiettivo REACH

Tutte le sostanze chimiche prodotte o importate nello Spazio economico europeo (SEE), in una fascia compresa tra 1 e 100 tonnellate l'anno, dovranno essere registrate presso l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) entro il 31 maggio 2018. E' questo il termine ultimo di registrazione ai sensi del regolamento REACH (acronimo che significa registrazione, valutazione, autorizzazione dei prodotti chimici), grazie al quale saranno raccolti tutti i dati su sostanze prodotte o utilizzate in Europa, al fine di migliorare la salute dell'uomo e lo stato dell'ambiente.

Ai sensi del REACH, occorre avere una conoscenza approfondita del portafoglio prodotti della propria azienda. Le imprese dovranno analizzare i volumi di vendita e produzione delle sostanze, verificare gli obblighi previsti e pianificare le registrazioni.

Già da oggi è essenziale una identificazione corretta delle sostanze. Unioncamere Emilia-Romagna, nell'ambito delle attività della rete Enterprise Europe Network, e d'intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), coordina lo Sportello Informativo Territoriale per le imprese (SIT REACH) per l'intera regione.

Per aiutare le imprese a orientarsi nella complessa fase di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche, il sistema camerale emiliano-romagnolo, in collaborazione con il Coordinamento REACH-CLP della Regione Emilia-Romagna, a cui partecipano i Dipartimenti di Sanità Pubblica delle 11 Aziende USL, ha attivato anche il portale www.reach-er.it mettendo a disposizione un servizio informativo telematico gratuito per la risoluzione dei quesiti (in forma anonima) delle imprese.

Il Regolamento REACH impone a produttori e importatori di sostanze chimiche di gestire in modo sistematico i rischi che questi materiali possono comportare per la salute: una vera "schedatura" che impatta in modo significativo su un numero sempre crescente di imprese, non solo per l'industria chimica, ma per tutti i comparti in cui si utilizzano sostanze chimiche (tessile, legno e mobili, produzione carta e stampa, gomma e plastica, meccanica, elettronica, petrolifero, automotive).

La finalità del servizio dello Sportello informativo telematico è quindi di aiutare le aziende della regione a orientarsi nella complessa fase di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche.

(Fonte Unioncamere Emilia Romagna)

Cibus Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 14 - n° 28 12 luglio 2015


SOMMARIO Anno 14 - n° 28 12 luglio 2015 (in allegato il pdf scaricabile)

1.1 editoriale Caos Grecia. Gli UEmanoidi non erano programmati per rispondere alla disobbedienza.
3.1 cereali Nonostante tutto l'Indipendence Day ha favorito leggeri ribassi
4.1 Lattiero caseario Tutto fermo.
5.1 agro mercati Ismea, tensioni sui prezzi dei cereali.
6.1 parmigiano reggiano Reggio Emilia - Prezzo "a riferimento" del latte industriale
6.2 parmigiano reggiano Parmigiano Reggiano, Preoccupazioni per la crisi greca
6.3 giardinaggio Un bel giardino con i piccoli aiutanti di Ferragosto.
7.1 export Canada, Parmigiano Reggiano punta al raddoppio
8.1 vino export Panel Business Strategies su consumatore cinese al 38 congresso mondiale OIV.
8.2 vino eventi Al Wine & Dine Festival di Shangai l'Italia sarà rappresentata da Vinitaly.
9.1 eventi Farm Run, Corsa a ostacoli nel fango: una prova per veri duri!
9.2 eventi made in italy Annunciata
10.1 Lattiero Caseario Lattiero Caseario in crisi. L'analisi di Giuseppe Alai presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano
10.2 promozioni "vino" e partners

Cibus 28 12lug15 COP

La piccola Grecia ha messo alle corde l'UE. E se invece la Merkel volesse distrarre l'opinione pubblica dai problemi finanziari della sua Germania riunificata?

di Lamberto Colla - Parma, 12 luglio 2015 -
"Come può uno scoglio arginare il mare" si chiedevano Mogol e Battisti negli anni settanta e oggi ci chiediamo come possa verosimilmente la piccola Grecia creare tanto scalpore e imbarazzo in Europa.

Un Paese di poco più di 11 milioni di abitanti (quindi la nostra Lombardia), la metà dei quali concentrati a Atene, per non avere ubbidito alle teutoniche (è proprio il caso di dirlo) regole europee ha portato lo scompiglio in seno ai parlamenti UE riscaldando gli animi di quasi tutti gli eurodeputati. E' sembrato di rivivere i giorni in cui Berlusconi diede del "Kapò" a Martin Schulz (correva l'anno 2003), quell'eurodeputato che, guarda caso, è l'attuale Presidente del Parlamento Europeo.

Una voce così fuori dal coro, gli euroburocrati e gli europolitici, non erano abituati ad affrontare, non essendo stati stati programmati per l'opzione "disobbedienza". Così gli UEmanoidi sono andati in "Tilt" e il loro capo, la portinaia del condominio europa Angela Merkel, subito dopo l'esito del voto greco ha cercato rifugio nell'amichetto del cuore, Francois Hollande, dimostrando di essere proprio alla frutta!

Chissà cosa si saranno detti e quali strategie avranno approntato per quest'europa nella quale, giorno dopo giorno, si vede montare la protesta.

All'Austria (261.000 firme raccolte nella petizione popolare quando ne sarebbero state sufficienti 100.000), sembra voglia aggiungersi anche la Slovenia e comunque i vari focolai antieuropeisti, distribuiti in almeno 16 Paesi, hanno ripreso vigore.

Dopo le "gesta" di Tsipras e Varoufakis, anche i più pecoroni hanno ripreso coraggio tornando a alimentare un sentimento antieuropeista facendo facilmente presa su quella fascia di popolazione, peraltro sempre più ampia, scontenta della propria posizione economica e che non nutre più alcuna speranza per il futuro. Un sentimento montante pericoloso che rischia la disgregazione dell'Europa minando i principi di pace e libertà che furono le fondamenta sulle quali si costruì il condominio europeo.

Ebbene oggi, in forza di una mandria di politici presuntuosi, ottusi, probabilmente al soldo delle multinazionali più spregiudicate, ostinati a muovere la politica attraverso le leve finanziarie piuttosto che ricercare le soluzioni finanziarie per realizzare progetti politici e sociali, quest'Unione Europea a trazione Merkel, rischia di sciogliersi come neve al sole riportando la lancetta dell'umanità indietro di molti decenni.

E' gravissimo, a mio personalissimo giudizio, non aver trovato, in tempi rapidi, una soluzione per la "piccola" Grecia e dimostra per l'ennesima volta, al di là delle indubbie responsabilità dei vari governi ellenici, l'inconsistenza dei negoziatori e la scarsa lucidità politica dei rappresentanti del governo europeo.

Una incapacità già ampiamente dimostrata con la crisi degli immigranti e che, sinceramente, non vorrei misurare con l'Isis.

L'Unione Europea non si tocca ma le donne e gli uomini che la conducono sarebbe il caso di estrometterli e che ai nuovi venga assegnato il compito di reimpostare la politica restaurando i vecchi e sani principi che furono dei costitutori a partire dal Trattato di Roma del 1957.

Già in altre circostanze avevo sostenuto che la Germania, probabilmente con la complicità di qualcuno, avesse nascosto qualcosa tra le righe dei suoi bilanci. E la conferma comincia a affiorare da oltreoceano passando dai circuiti web ma nella totale indifferenza dei media più accreditati, le TV nazionali.

Una casermetta esplosiva ripiena di 54,7 trilioni di euro in prodotti derivati (i famosi prodotti finanziari "tossici") sarebbero detenuti dalla Deutsche Bank (DB). Una somma che equivale a 20 volte il Pil tedesco, che è di 2,74 trilioni e almeno a cinque volte il Pil dell'intera Eurozona, che è di 9,6 trilioni.

Lo scrive il giornale Usa online zerohedge.com. Però nonostante questa situazione, nessuno ne parla mentre si fa un gran parlare della "pesantissima" questione greca come se si volesse addossare, solo a altri, la responsabilità di una politica europea inconsistente, egoista e esageratamente sbilanciata verso gli interessi della Germania targata Angela Merkel. Donna forte e intelligente ma che, probabilmente, si è fatta prendere troppo la mano rischiando ora di trascinare la sua Germania unita e l'Europa, che di questa riunificazione si è addossata tutti gli oneri, verso un pericoloso burrone.

Pubblicato in Politica Emilia
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