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Al Festival della legalità, attraverso il racconto della vedova Annalori, ricordato l'avvocato Ambrosoli, che pagò a caro prezzo quella 'occasione unica di fare qualcosa per il Paese' -

 

Reggio Emilia, 4 aprile 2014 -

L’”eroe borghese” Giorgio Ambrosoli, il commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona che pagò con la vita il suo fedele servizio allo Stato,  è stato il protagonista ieri, della mattinata della seconda giornata del Festival della legalità promosso per il quarto anno dalla Provincia di Reggio Emilia. Al cinema Cristallo, gli studenti di Canossa, Chierici e Zanelli hanno rivissuto – attraverso spezzoni del bellissimo film “Un eroe borghese” e soprattutto attraverso le parole della vedova, Annalori Gorla – la vita, il lavoro e il pensiero dell’avvocato Giorgio Ambrosoli.

Dopo il saluto dell’assessore provinciale all’Istruzione, Ilenia Malavasi, la signora Annalori è stata intervistata da Elia Minari, coordinatore della redazione WebTV Cortocircuito. Ne è uscito, inevitabilmente, un quadro anche molto personale e intimo di Ambrosoli, a partire da quella villa sul lago Maggiore a Ronco di Ghiffa “alla quale Giorgio era legatissimo, perché era la casa dei nonni e dei bisnonni e ha sempre rappresentato il luogo della sua infanzia”.

“In quella villa, durante l’estate, già si parlava della possibilità che la banca di Sindona saltasse e si faceva anche il nome di mio marito per un’équipe di professionisti che se ne sarebbe dovuta occupare – ha ricordato Annalori Gorla Ambrosoli – A questo pensava Giorgio quando da Ronco di Ghiffa partì per Roma, anche perché il suo incarico precedente era stato quello di occuparsi, insieme ad altri due esperti professionisti,  di un altro crac da 300 milioni, mentre quello della banca di Sindona era di ben 250 miliardi di lire. Quando, uscendo dal colloquio in Bankitalia con il governatore Carli e Sarcinelli, capì che sarebbe stato l’unico commissario liquidatore, rimase tra l’orgoglioso e lo smarrito. A questo si riferiva con quel “sono solo” che mi disse telefonandomi da Roma: “Bene”, gli risposi, “così sarai libero di agire come meglio credi”, perché sapevo in quale modo lui intendeva la professione di avvocato civilista, con coscienza, scrupolo, massima dedizione e nessun compromesso”.

“In quelle 24 ore la nostra vita cambiò – ha ricordato ancora Annalori – Quando entrò per la prima volta alla Banca privata , per 48 ore non avemmo sue notizie, tanto si buttò a capofitto in quel difficilissimo incarico. E gli bastò poco per capire che avrebbe “pagato a caro prezzo” quella missione, come mi scrisse cinque mesi dopo: era comunque grato al governatore per avergli offerto “un'occasione unica di fare qualcosa per il Paese” e mi invitava ad allevare i ragazzi e a crescerli nel rispetto di quei valori nei quali abbiamo creduto: ‘Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa’”.

Fu una indagine ancora più difficile, per questo fedele servitore dello Stato, anche perché arrivò a minare molte sue convinzioni: “Leggendo dopo i suoi diari, Giorgio diceva che stava scoprendo che anche la parte politica in cui si identificava era collusa con la mafia, così come la Chiesa attraverso lo Ior, anche se questo non intaccò la sua fede religiosa, ma semmai sviluppò in lui un certo anticlericalismo”, ha detto ancora Anna Lori. Che agli studenti, oltre all’esempio e ai toccanti pensieri del marito, ha dedicato una frase di don Ciotti: “Dobbiamo fare tutti il nostro dovere, come ha fatto mio marito, e il vostro dovere è oggi quello di studiare: e don Ciotti ci ricorda che è la cultura a dar la sveglia alle coscienze, ecco perché è indispensabile, per contrapporsi alla criminalità organizzata, che voi studiate”.

Anche da Paolo Bertaccini Bonoli, coordinatore del Premio Ambrosoli, è arrivato un consiglio ai ragazzi: “Siete nell’ètà in cui cominciate a fare delle scelte, dovete fare attenzione alle persone che vi circondano, saper scegliere le persone giuste da frequentare per garantire al nostro Paese un contesto sociale solido che continui ad assicurare antidoti e correttivi al male che sempre ci sarà: perché Giorgio Ambrosoli non era comunque solo, aveva i vertici della Banca d’Italia e il maresciallo Novembre al suo fianco. Pur dovendo inevitabilmente fare alcuni compromessi, fateli il meno possibile e ogni giorno compite microscelte che vi consentano di rimanere indipendenti”.

La mattinata si è chiusa con la proiezione del film “La mafia uccide solo d’estate”, splendida opera di denuncia civile, anche attraverso le ‘armi’ dell’ironia e della leggerezza, contro la mafia e toccante omaggio alle tante vittime in terra palermitana.

Il programma di oggi

Oggi, venerdì 4 aprile, il Festival della legalità prevede tra l’altro il convegno (ore 10.30, Aula magna dell’Università di Reggio Emilia in viale Allegri 9) su “La simbologia mafiosa tra percezione e rappresentazione” con Giuliana Adamo, docente Trinity College di Dublino, il giornalista e scrittore Arcangelo Badolati, Stefania Pellegrini direttore Master “Gestione e riutilizzo dei beni  confiscati alle mafie. Pio La Torre”, Alma Mater Studiorum dell’Università  di Bologna e Marcello Ravveduto, assegnista di ricerca in Storia contemporanea dell’Università di Salerno.

Al pomeriggio (ore 15, sala del Consiglio provinciale) Si parlerà di “Mafie al nord, ovvero territori violati”, con Antonio Nicaso, il vicepresidente del Gruppo antimafia Pio La Torre Patrick Wild e i giornalisti Cesare Giuzzi del Corriere della Sera e Giuseppe Legato de La Stampa: seguirà (ore 17) la consegna  del Premio speciale Provincia di Reggio Emilia, nell’ambito della decima edizione del Premio Libero Grassi, a giovani talenti del giornalismo d’inchiesta.

Il programma dettagliato del Festival della legalità è consultabile sul sito della provincia www.provincia.re.it oppure sul sito della manifestazione www.noicontrolemafie.it

 

(Fonte: ufficio stampa Provincia di Reggio Emilia)

 

Questa mattina al museo Cervi di Gattatico, nell'ambito di “Noicontrolemafie”, si è discusso della memoria come nutrimento della democrazia -

 

Reggio Emilia, 3 aprile 2014 -

Perché le mafie prosperano? Perché il comportamento violento, che in passato era motivo di emarginazione, si è trasformato in un comportamento “di successo”? Le mafie hanno una matrice comune?

A questi interrogativi hanno cercato di rispondere gli studiosi riuniti questa mattina al museo Cervi di Gattatico per discutere della “Memoria come nutrimento della democrazia”, iniziativa organizzata nell’ambito di “Noicontrolemafie”, la festa della legalità promossa dalla Provincia di Reggio Emilia.

E se i “padroni di casa”, Rossella Cantoni, presidente dell’istituto “Alcide Cervi” e la Provincia, per bocca del suo vicepresidente Pierluigi Saccardi, hanno accolto relatori e studenti raccontando brevemente che cosa il territorio stia facendo per favorire la cultura della legalità, anche attraverso la valorizzazione di luoghi della memoria come l’istituto Cervi. Sono stati Giuseppe Carlo Marino, professore ordinario di storia contemporanea dell’università di Palermo, Monica Massari, docente di sociologia all’università degli studi di Napoli “Federico II”, Isaia Sales, docente di storia delle mafie all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, e Ercole Giap Parini, docente di sociologia generale all’università degli studi della Calabria, a tracciare un quadro generale in cui le mafie si inseriscono.

Ad avviare la discussione il professor Antonio Nicaso, direttore scientifico della manifestazione, che ha richiamato la singolarità della situazione italiana che non ha una sola mafia, ma ne ha almeno 4.

Il professor Giuseppe Carlo Marino, riprendendo i concetti legati al culto della mafiosità, ha aperto una riflessione sulle ragioni per cui la mafia ha avuto consenso.

“La legalità che s’identifica con un potere oppressivo e antidemocratico, provate a pensare al fascismo, – ha spiegato - è di fatto illegale. Per secoli la stragrande maggioranza della gente del sud aveva conosciuto solo la legge che stava dalla parte del loro oppressore. La mafia ha costruito quindi la sua rete di consenso nelle opposizioni, in essa ha sviluppato forza e ricchezza. La mafia è una struttura di potere in grado di sfruttare le contraddizioni di una società con l'obiettivo di un arricchimento privato”.

E attorno a questo concetto sono nate e prosperate le mafie, l’ultima, la più giovane in ordine di tempo la Sacra Corona Unita che ha messo le proprie radici in Puglia negli anni 70 e che oggi, ha spiegato Monica Massari, si sta riorganizzando con le seconde generazioni con investimenti in quella che è l’economia lecita.

Un altro fattore che ha favorito l’insediarsi delle mafie nei territori è stato quello della miopia culturale delle istituzioni, la difficoltà quindi di accettare che su un territorio possano attecchire organizzazioni mafiose, così come è accaduto in Puglia e anche nelle regioni del nord ritenute, per anni, dotate di anticorpi per fare fronte a questi fenomeni.

Comprendere le ragioni di questo successo aiuta a combatterlo, i diversi comportamenti delle mafie si inseriscono, infatti, all'interno di un modello comune, cioè i violenti si arricchiscono, diventano potenti, ma soprattutto oggi i violenti possono avere relazione. Con le mafie, ha spiegato Isaia Sales, la violenza si integra nella società. I violenti finiscono per diventare parte di un elite.

Il programma dettagliato del Festival della legalità è consultabile sul sito della provincia www.provincia.re.it oppure sul sito della manifestazione www.noicontrolemafie.it


(Fonte: ufficio stampa Provincia di Reggio Emilia)

 

Un pomeriggio denso di appuntamenti quello di ieri, nella prima giornata del Festival della legalità -

 

Reggio Emilia, 3 aprile 2014 -

Giornalismo contro le mafie protagonista del pomeriggio della prima giornata del Festival della legalità promosso per il quarto anno dalla Provincia di Reggio Emilia. Nella sala-conferenze di Palazzo Magnani, dapprima si è parlato dei percorsi di educazione alla legalità nelle scuole reggiane con i rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti e con l’assessore all’Istruzione della Provincia Ilenia Malavasi. Subito dopo, insieme al giornalista e scrittore calabrese Arcangelo Badolati, si è parlato di giornalismo come strumento di legalità attraverso l’interessantissima esperienza degli studenti reggiani che hanno dato vita al laboratorio di giornalismo d’inchiesta “Sulle tracce della notizia”. A presentare il video frutto dell’impegno di questi ragazzi è stato Elia Minari, coordinatore della redazione WebTV Cortocircuito.

E’ stata quindi la volta del tenente colonnello Sergio Schiavone, comandante dei Ris di Messina, che insieme al direttore scientifico di “Noicontrolemafie 2014” Antonio Nicaso ha affrontato l’affascinante tema delle moderne tecniche scientifiche d’indagine. Attraverso il libro multimediale “Cacciatori di tracce” (Utet), scritto insieme allo stesso Nicaso, il comandante dei Ris di Messina ha illustrato l’importanza, ma anche i limiti (specie in Italia), delle nuove tecniche d’indagine.

In serata, primo spettacolo di “Noicontrolemafie 2014”: al teatro Re-Giò è andato in scena “Opera aperta”,  produzione del Piccolo Teatro Umano 2013 di e con Nino Racco in memoria di Rocco Gatto, mugnaio comunista ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1977 e insignito di Medaglia d’oro al valor civile.

Il programma dettagliato del Festival della legalità è consultabile sul sito della provincia www.provincia.re.it oppure sul sito della manifestazione www.noicontrolemafie.it.

 


(Fonte: ufficio stampa Provincia di Reggio Emilia)

 

Una riflessione sulla scuola come luogo di crescita e formazione civica, il quarto Festival della legalità promosso dalla Provincia di Reggio -

 

Reggio Emilia, 3 aprile 2014 -

“Oggi vogliamo riflettere sulla scuola come luogo di crescita, da sette anni lavoriamo con i nostri studenti sul tema dei diritti e “Noicontrolemafie” è nato proprio per dare voce a queste esperienze”. Con queste parole Ilenia Malavasi, assessore provinciale all’Istruzione, ha aperto ieri mattina i lavori dell’incontro di inaugurazione di “Noicontrolemafie”, la Festa della legalità promossa dalla Provincia di Reggio Emilia, che fino a sabato 5 aprile propone un fitto calendario di iniziative, dibattiti, laboratori e spettacoli.

Tema del primo incontro, svoltosi nell’Aula magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia,  “La scuola come luogo di crescita e formazione civica”. “Quest’anno sono 10 gli istituti superiori che abbiamo coinvolto in questo importante lavoro sulla legalità”, ha sottolineato l’assessore Malavasi dando il benvenuto a nome della Provincia alla quarta edizione della Festa e ringraziando l’Università per la preziosa collaborazione.

“Questo percorso fatto grazie all’impegno della Provincia – ha aggiunto il professor Dino Giovannini dell’Università di Modena e Reggio Emilia – ci ha permesso di capire che il pensiero mafioso è rigido e dogmatico, la scuole ha invece l’onore di formare e creare le condizioni perché i ragazzi abbiano un livello di motivazione per acquisire più conoscenze possibili, e quindi abbiano la possibilità di scegliere”.

Antonio Nicaso, direttore scientifico della festa, ha poi sottolineato come il tema della formazione nelle scuole sia fondamentale: “Quello di oggi è il convegno più importante, perché si parla di pedagogia, Resistenza, di Costituzione, di giornalismo d’inchiesta. In Italia abbiamo una Carta Costituzionale che riflette la storia del nostro Paese e che per questo va salvaguardata e difesa. Oggi la scuola è il luogo dove costruire la dignità di un uomo, oggi qui parliamo di vecchie e nuove resistenze”.

E proprio sul tema vecchie e nuove resistenze ad aprire il dibattito, condotto dal giornalista della  Gazzetta del Sud e scrittore Arcangelo Badolati, è stata Fiorella Ferrarini, vicepresidente provinciale di quell’Anpi “custode della vicenda storica della Liberazione dell’Italia, oggi impegnata nella difesa e nella piena attuazione della Costituzione e dei suoi pilastri: pace, etica in politica, riconoscimento dei diritti, antifascismo, impegno contro illegalità, violenza e discriminazioni e contro i nuovi fascismi che si stanno riproponendo in occasioni delle prossime europee”.
“Guardare il passato è uno specchio scomodo attraverso il quale riflettere sul nostro futuro”, ha citato in conclusione ricordando il “percorso formativo straordinario che valorizza forme di resistenza non violenta che a Reggio Emilia si sta portando avanti con le scuole”.

Di Costituzione e mafie - due sistemi agli antipodi – ha quindi parlato Donatella Loprieno, costituzionalista dell’Università della Calabria. “La nostra Carta venne scritta all’indomani della liberazione dall’esperienza totalitaria del fascismo e dietro ad ogni suo articolo si capisce perfettamente contro chi e cosa i nostri padri e le nostre madri costituenti stavano scrivendo, ma anche la mafia è totalitaria, prima di uccidere i corpi mira a uccidere l'anima degli individui, privandoli di diritti e doveri fondamentali”. Per questo, secondo Loprieno,  “non si può dividere prima e seconda parte della Costituzione: ben vengano le manutenzioni sulla seconda parte, ma l’attenzione resti comunque alta”.

Elia Minari , coordinatore della redazione WebTV Cortocircuito, ha quindi illustrato questa importante esperienza reggiana di  “giornalismo dal basso e di forma di resistenza creativa”. “E’ stato un percorso faticoso, non solo fisicamente, perché giorno dopo giorno dovevamo mettere in discussione i nostri luoghi comuni sulla città perché ci siamo resi conto che i nostri diritti andavano riaffermati e riconquistati, anche qui a Reggio, anche qui in Emilia-Romagna – ha detto – Abbiamo riflettuto grazie a maestri come Nicaso e Badolati sulla differenza tra notizia e informazione, sulle cause della crisi del giornalismo di inchiesta che fatica a continuare, per i tempi lunghi e i costi che comporta, sul web che ci permette di esigere maggiore trasparenza e abbiamo deciso  di mettere in fila i fatti, di partire da lì, e di farci domande:  sulla vicenda di Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino; su un locale tanto frequentato da noi giovani, come l’Italghisa, che fino al 2009 secondo le relazioni della Prefettura sarebbe stato utilizzato come paravento per riciclare denaro sporco e come luogo di smercio di droga e di ritrovo di affiliati alla cosca;  sugli appalti di Iren e sui costi così lievitati della stazione Mediopadana, la più grande opera pubblica degli ultimi 50 anni qui a Reggio Emilia. Abbiamo scoperto  che non possiamo più distinguere tra Nord e Sud, che anche a Reggio Emilia tante interdittive antimafia dimostrano come alcune aziende abbiano aperto le proprie porte alla mafia, e che dunque è indispensabile essere più curiosi e dubbiosi”.

Contro le pedagogie complici del silenzio l’intervento di Giancarlo Costabile, docente dell’Università della Calabria, particolarmente critico contro “certa pedagogia che non ci permette di riconciliarci con la memoria” e soprattutto contro l’immagine stereotipata del Sud frutto di un certo mondo di insegnare. “Ma la Calabria non è solo silenzio e complicità, non nasciamo mafiosi! – ha detto - C’è un risveglio, esiste un Mezzogiorno diverso non inginocchiato alle mafie.  E’ importante far capire e far studiare come siamo stati trattati e come ci hanno ridotto, ma senza piagnistei, per rialzarci:  ma l’università e la pedagogia devono smettere di avere un approccio puramente astratto all’argomento, perché per educare bisogna sporcarsi le mani, scendere nella trincea della vita e combattere: e se tra le mille vittime della mafia ci sono decine di categorie professionali, ma nessun accademico, significa che l’università si limita a racconti astratti e a parole paludate, e che non facciamo paura”.

La mattinata si è chiusa con la presentazione, da parte del professor Stefano Aicardi e degli studenti, dell’importante lavoro  svolto al liceo Matilde di Canossa sul tema della legalità e della memoria. 

Il programma di oggi

Oggi, giovedì 3 aprile, il Festival della legalità ricorderà vittime della mafia come Giorgio Ambrosoli, attraverso la testimonianza della moglie Annalori programmata per domani mattina al cinema cristallo quando verranno proiettate parti di “Un eroe borghese”, il film dedicato proprio al coraggioso commissario liquidatore del Banco Ambrosiano di Sindona, e “La mafia uccide solo d’estate” con una proiezione alle 11.00 riservata alle scuole, ma con una seconda proiezione alle 14 ad ingresso libero, cui farà seguito un dialogo con Ginevra Antona, la giovane che nel film interpreta il ruolo di Flora. 

In mattinata, all'istituto Cervi di Gattatico ci sarà l'incontro su "La memoria come nutrimento della democrazia - Le quattro mafie italiane tra storia e testimonianza". Nel pomeriggio nella sala Grasselli della Camera di Commercio, si parlerà di “Etica, regole e merito nella scuole come nell’impresa”.

Il programma dettagliato del Festival della legalità è consultabile sul sito della provincia www.provincia.re.it oppure sul sito della manifestazione www.noicontrolemafie.it


(Fonte: ufficio stampa Provincia di Reggio Emilia)

 

Due appuntamenti a Rubiera nell’ambito di “Noicontroloemafie”: il fim di Pif, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso a Rubiera -

 

Rubiera, 31 marzo 2014 -

Primo appuntamento giovedì 3 aprile al Cinema  Teatro Excelsior in via Trento 3D a Rubiera alle 20.45, con la proiezione di La Mafia uccide solo d’estate, di Pif.

Film che diverte e commuove. Perché si può parlare di mafia, anche con un sorriso. E’ con il sorriso infatti che Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, racconta le stragi mafiose che sconvolsero la Sicilia tra gli anni ’70 e ’90 attraverso gli occhi di un bambino.

Ai saluti di Emanuele Cavallaro, Vice Sindaco ed Assessore alla Cultura del Comune di Rubiera seguirà un dialogo con Ginevra Antona, interprete del ruolo di Flora nel film.

Interverrà quindi “I.M.D” Sovrintendente della Polizia di Stato – Squadra Catturandi di Palermo e scrittore che, con i suoi libri, ha saputo raccontare con leggerezza ed ironia la cattura di pericolosi latitanti come i Lo Piccolo, Giovanni Brusca e Bernardo Provenzano. Autore de Il Vurricatore (ed. Leima) e socio fondatore dell’Associazione 100X100INMOVIMENTO.

Conduce Elia Minari di Cortocircuito.

 

Il secondo appuntamento è venerdì 4 aprile al teatro Herberia, in piazza Gramsci a Rubiera alle 20.30, con l’intervista agli autori di Acqua Santissima (ed Mondadori) Nicola Gratteri, e  Antonio Nicaso curata da Cesare Giuzzi del Corriere della Sera

 

Nicola Gratteri è un magistrato italiano, attualmente  Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale antimafia di Reggio Calabria  che lotta in prima linea contro la 'Ndrangheta calabrese e attualmente costretto a vivere sotto scorta. Il 24 giugno 2005 gli viene potenziata la scorta alla scoperta (solo sulla carta stampata, in realtà rimane invariata dal 2003 e così è tutt'ora), il 21 giugno nella piana di Gioia Tauro, da parte del Ros dei Carabinieri di un arsenale di armi (un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalashnikov, bombe a mano) che sarebbero potute servire per un attentato ai danni di Gratteri.

Antonio Nicaso è un giornalista, scrittore, ricercatore e consulente italiano, uno dei massimi esperti di 'ndrangheta a livello internazionale. Tiene corsi estivi di storia della questione meridionale e storia delle organizzazioni criminali per post laureati al Middlebury College (Vermont, USA). Ha scritto 17 libri. Nel 1995 ha pubblicato Global Mafia, un libro che per la prima volta ha introdotto e spiegato il concetto di partenariato criminale. Vive e lavora in Nord America. È stato tradotto in francese (Dans les coulisses du crime organisé: le rôle stratégique du Canada à l'aube du 21e siècle, (1996), olandese (De wereldwijde maffia: de nieuwe wereldorde van de georganiseerde misdaad, 1996), ungherese (A maffia: A szervezett bûnözés új világrendszere, 1997), e indonesiano (Mafia Global: sebuah ekspose mega-kejahatan masa kini). Nicaso ha anche collaborato con saggi alle seguenti raccolte: Utopia e rivoluzione in Calabria: scritti in onore di Enzo Misefari (1993), Un'altra Calabria: lo sviluppo della regione nelle idee dei calabresi della diaspora (1997), Organized Crime & Money Laundering: The Globalization Revolution - A Business Reference for the 'New Economy' (2001), La scuola Italiana di Middlebury (1996-2005) - (2005) e Chromosomes, a project by David Cronenberg (2008).

 

Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso gratuito.

In allegato il volantino scaricabile

 

(fonte: ufficio stampa Comune di Rubiera)

 

Pubblicato in Dove andiamo? Emilia

Dal 2 al 5 aprile torna “Noicontrolemafie”. Incontri, spettacoli teatrali e cinema per parlare di infiltrazioni mafiose. Tra gli ospiti anche Antonino Di Matteo, sostituto procuratore del tribunale di Palermo -

 

Reggio Emilia, 31 marzo 2014 -

Legalità, Costituzione, pedagogia della resistenza, educazione alla cittadinanza attiva e alla democrazia sono i temi su cui si concentra la quarta edizione di “Noicontrolemafie”, la festa della legalità promossa dalla Provincia di Reggio Emilia con la direzione scientifica di Antonio Nicaso e la cura educational di Rosa Frammartino, in programma da mercoledì 2 a sabato 5 aprile.

La manifestazione, che ha il patrocinio di Regione, Comune di Reggio Emilia e Università degli Studi di Modena e Reggio, quest’anno vanta la collaborazione con l’Anpi, l’istituto Alcide Cervi, la cooperativa sociale Solidaria onlus, il consorzio Oscar Romero, CortoCircuito, il Premio Giorgio Ambrosoli, Trasparency International Italia, l’Associazione nazionale testimoni di giustizia, Caracò, l’associazione “Padre Puglisi. Sì, ma verso dove”, “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e “100x100 in movimento”.

Come nelle precedenti edizioni, “Noicontrolemafie” si sviluppa proponendo momenti di approfondimento su aspetti legati alla qualità della democrazia e della vita della comunità reggiana, con un’attenzione particolare al mondo della scuola.

Nel corso di quattro giorni di eventi e appuntamenti, che toccheranno anche alcuni comuni della provincia, sarà possibile ascoltare la testimonianza e confrontarsi con studiosi e figura in prima linea nella lotta contro il potere mafioso: studiosi, magistrati, giornalisti, poliziotti. Tornerà a Reggio Piera Aiello, testimone di giustizia, coautrice con Umberto Lucentini di “Maledetta mafia – Io, donna, testimone di giustizia”, che parteciperà all’incontro al teatro Re-Giò in programma mercoledì 2 aprile dal titolo “Fuori dal silenzio, ovvero la forza della parola”, nato dal laboratorio di teatro civile, promosso dall’Assessorato all’Istruzione della Provincia e condotto da Alessandro Gallo con studenti provenienti da dieci scuole superiori della città.

Quest’anno saranno ricordate figure di vittime della ‘ndrangheta come Rocco Gatto e cittadini come Giorgio Ambrosoli, attraverso la testimonianza della moglie Annalori programmata per la mattina di giovedì 3 aprile al cinema cristallo. Giovedì è, infatti, la giornata dedicata al cinema: verranno proiettate parti di “Un Eroe borghese”, dedicato ad Ambrosoli, e “La mafia uccide solo d’estate” con una proiezione alle 11.00 riservata alle scuole, ma con una seconda proiezione alle 14.00 ad ingresso libero e gratuito, cui farà seguito un dialogo con Ginevra Antona, la giovane che nel film interpreta il ruolo di Flora. Il programma offre numerose occasioni di incontro e dialogo con studiosi, giornalisti, scrittori e magistrati come Antonino Di Matteo, Mario Conte e Nicola Gratteri.

Cornice principale della festa sarà palazzo Allende, cui si affiancano la sede di viale Allegri dell’Università di Modena e Reggio Emilia, la Camera di Commercio, il teatro Re.Gio, il cinema Cristallo, alcuni istituti scolastici cittadini per poi fare tappa anche in provincia:  a Correggio, Gattatico, Rubiera e Bibbiano.

Il via dell'iniziativa è previsto mercoledì 2 aprile con un incontro, alle 10.30, nell’aula magna Manodori, dell’università di Modena e Reggio Emilia sul tema: "La scuola come formazione di crescita e formazione civica".

Giovedì, nella sala Grasselli della Camera di Commercio, il tema affrontato sarà “Etica, regole e merito nella scuole come nell’impresa”.

Si parlerà di “Mafie al nord, ovvero territori violati”, nell’incontro in programma venerdì 5 nella sala del Consiglio provinciale cui prenderanno parte, tra gli altri, Cesare Giuzzi, giornalista del Corriere della Sera, e Giuseppe Legato, giornalista de La Stampa. A questo incontro seguirà la consegna  del premio speciale Provincia di Reggio Emilia, nell’ambito della decima edizione del Premio Libero Grassi, dedicata al tema del diritto/dovere al lavoro.

Da segnalare il doppio appuntamento di sabato 5 aprile, al mattino nell’aula magna dell’Università di Modena e Reggio Emilia, con il convegno “Sconfiggere le mafie: una sfida possibile?”, coordinato dal giornalista del Corriere della Sera Cesare Giuzzi, con la partecipazione di Antonino Di Matteo, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo, Mario Conte, consigliere della Corte d’appello di Palermo, Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria, Antonio Nicaso, scrittore e studioso delle organizzazione criminali.

Nel pomeriggio, A. Di Matteo, N. Gratteri ed A. Nicaso, saranno all’Istituto Cervi (Gattatico) per un incontro ad ingresso libero, centrato sul valore della scrittura come strumento di lotta alla mafia, durante il quale Enrica Majo, inviato speciale del TG1 ed Elia Minari, coordinatore della redazione di Cortocircuito, dialogheranno con gli ospiti approfondendo aspetti delle opere “Assedio alla toga” (ED. Aliberti) e “Acqua santissima” (ED. Mondadori).

Il programma dettagliato sarà consultabile sul sito della provincia www.provincia.re.it oppure sul sito della manifestazione www.noicontrolemafie.it

In allegato il programma scaricabile


(Fonte: ufficio stampa Provincia di Reggio Emilia)

 

 

Gli studenti dell'Istituto Mario Carrara di Novellara e Guastalla hanno partecipato ieri mattina all'incontro con Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, giornalista e attivista vittima della mafia, inserito nella rassegna "Teatro e Legalità" organizzato dall'associazione NoveTeatro e sostenuto dall'amministrazione comunale di Novellara e dalla Provincia di Reggio Emilia.

 

- Novellara 9 febbraio 2014 - 

Con alcune letture tratte dal libro "Resistere a Mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino impastato", scritto da Giovanni Impastato e Franco Vassia, gli attori di NoveTeatro hanno raccontato la vita e l'impegno civile di Giuseppe nella lotta alla mafia: la sua intuizione di organizzare Radio Aut da dove sferrava i gli attacchi ai mafiosi e politici corrotti, le provocazioni lanciate sui giornali, con i comizi, cineforum e con i volantini. Qualcosa di così dirompente che lo portò ad essere ucciso per mano mafiosa il 9 maggio 1978.

In conclusione le domande degli studenti sulla paura, la rassegnazione, il rapporto con la famiglia, l'evoluzione della mafia. In particolare Giovanni ha voluto sottolineare che l'esecuzione del fratello non ha mai suscitato in lui e nella sua famiglia odio o vendetta: "La mia era una rabbia diversa. Con molta razionalità ho capito che quei mafiosi potevano essere sconfitti con l'impegno quotidiano, con la costante ricerca della verità, seguendo giorno dopo giorno le vicende giudiziarie" ed ha invitato tutti i giovani a leggere, informarsi, conoscere per contrastare i soprusi e le ingiustizie. Infine Giovanni Impastato ha ricordato la straordinaria potenza del film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana che in 48 ore ha fatto quanto non erano riusciti a realizzare lui ed i suoi collaboratori in ventidue anni di sensibilizzazione e informazione dalla morte di Peppino.

Proseguono in questo modo gli incontri di Teatro e Legalità lo afferma l'assessore Salmi Youssef che ricorda: "I cento passi è stato il primo film proiettato al cineforum e da allora sono seguiti dibattiti, le edizioni di Teatro Legalità e tanti progetti con i più giovani che hanno fatto nascere nuove iniziative e gruppi. Desidero ringraziare ed incoraggiare che mi ha aiutato a realizzare tutto questo, in particolare l'associazione NoveTeatro e l'associazione la Fi-Umana".

Infine Giovanni Impastato è stato portato sulla nuova strada provinciale SP3 che collega Novellara a Bagnolo in Piano dove il Prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro ha recentemente autorizzato l'intitolazione dei due tratti della nuova strada provinciale 3 a Giuseppe Impastato e al film "I Cento Passi". La proposta della Giunta Comunale di Novellara è stata ampiamente condivisa dal Prefetto De Miro per "l'altissimo valore morale della figura di Giuseppe (Peppino) Impastato, barbaramente ucciso dalla mafia e divenuto incontrovertibile simbolo della lotta contro cosa nostra, in difesa della legalità e dei valori etici e morali della convivenza civile; ed anche al bellissimo fil di Marco Tullio Giordana "I cento passi" che ha portato all'attenzione del grande pubblico, fissandone la memoria, l'appassionato eroico impegno civile di Peppino Impastato".

(fonte Comune di Novellara)

 

Bologna, 08 Maggio 2013 --
Mafia, torna Aut Aut. Ricostruzione e religione al centro della II edizione del Festival regionale contro le mafie. Dal 9 al 12 maggio dibattiti, spettacoli e sport per opporsi alle infiltrazioni. Nel programma anche un corso per amministratori pubblici

Mercoledì, 08 Maggio 2013 08:42

"Pronto intervento" contro le mafie

 

Reggio Emilia, 08 Maggio 2013 --
Si muovono tra solidali legami territoriali e partnership europee i nuovi progetti della Camera di Commercio di Reggio Emilia in materia di contrasto del crimine organizzato e sostegno alle imprese colpite dai fenomeni ad esso legati.

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