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Venerdì, 14 Novembre 2014 10:23

Patronati, cosa prevede la legge di Stabilità

Acli, Inas, Inca e Ital dicono no al taglio del fondo patronati previsto dalla legge di Stabilità: "L'insieme delle norme proposte è viziato da pesanti limiti di costituzionalità, perché comporta la sostanziale eliminazione del sistema patronato" -

Modena, 14 novembre 2014 -

La legge di Stabilità prevede un taglio al fondo patronati articolato in tre punti: abbattimento dell'aliquota dallo 0,226 allo 0,148 per cento a partire dal gettito contributivo dell'anno 2014; decurtazione di 150 milioni di euro del fondo per l'esercizio finanziario dello Stato dell'anno 2015; diminuzione dell'acconto dall'80 al 45 per cento dall'esercizio finanziario dello Stato dell'anno 2016. Dal 2016, con il venir meno dei 150 milioni di euro, il valore del fondo subirà una riduzione del 34,51 per cento.

«L'insieme delle norme proposte è viziato da pesanti limiti di costituzionalità, perché comporta la sostanziale eliminazione del sistema patronato, che non potrà più garantire né la gratuità nell'accesso alle prestazioni che rendono esigibili i diritti sociali, né il supporto agli enti previdenziali che oggi consente il funzionamento degli stessi, non in grado di gestire le istanze dei cittadini – denunciano Salvatore Ferraro (Acli), Cristiano Marini (Inas-Cisl), Maura Romagnoli (Inca-Cgil) e Angela Vicenzi (Ital-Uil)A livello nazionale sono 4-5 mila gli operatori di patronato che potrebbero perdere il lavoro; a Modena e provincia i nostri quattro patronati occupano complessivamente un centinaio di addetti. Il sistema è a rischio chiusura anche perché le norme che restringono l'anticipazione delle risorse per l'attività svolta strangoleranno finanziariamente i nostri istituti, portandoci di fatto a un'impossibilità operativa a partire dal prossimo anno. Con un taglio di questo tipo i patronati verrebbero privati di liquidità sufficiente, bloccata dal ritardo di minimo tre anni nei saldi del finanziamento».

Acli, Inas, Inca e Ital dicono no al taglio perché i cittadini pagano le tasse per un servizio che dovrebbe essere erogato dall'Inps, che a partire dal 2009 ha progressivamente chiuso gli sportelli al pubblico e informatizzato tutte le procedure. La tensione sociale che sarebbe potuta scaturire dalla mancanza di interlocuzione diretta tra cittadini e Inps-Inail-Ministero del Lavoro è stata contenuta grazie ai patronati, che hanno svolto un ruolo suppletivo rispetto agli enti. Il fondo per il 2013 ammonta a 430 milioni di euro, mentre il sistema dei patronati garantisce complessivamente al bilancio dello Stato un risparmio annuo stimato in circa 657 milioni di euro, così suddivisi: 564 milioni di euro per l'Inps, 63 milioni di euro per l'Inail e 30,7 milioni di euro per il Ministero degli Interni.

Cosa fanno i patronati

I patronati sono soggetti privati di pubblica utilità che, per legge, devono fornire assistenza gratuita ai cittadini per 92 tipologie di servizi, sotto il controllo del Ministero del Lavoro. Previdenza e salute sul lavoro, prestazioni socio-assistenziali, tutela dei cittadini immigrati e degli italiani all'estero sono le aree di competenza di queste strutture, presenti in tutta Italia e all'estero.

«Le nostre attività hanno l'unico obiettivo di aiutare tutte le persone, senza alcuna distinzione, a orientarsi tra le tante normative e iter burocratici, facilitando il loro rapporto con la pubblica amministrazione – spiegano Salvatore Ferraro (Acli), Cristiano Marini (Inas-Cisl), Maura Romagnoli (Inca-Cgil) e Angela Vicenzi (Ital-Uil) – Il nostro compito è agevolare i cittadini nella compilazione e presentazione delle domande agli enti previdenziali e assicurativi, accompagnandoli fino al riconoscimento dei diritti, anche con l'assistenza legale e medico-legale necessaria».

Le pratiche aperte dal 1° gennaio al 31 ottobre di quest'anno dai quattro patronati modenesi sono complessivamente quasi 135 mila e rappresentano il 61 per cento delle pratiche inviabili telematicamente all'Inps per la provincia di Modena. Il finanziamento delle attività e dell'organizzazione degli istituti di patronato, regolato dall'articolo 13 della legge 152/2001, avviene attraverso il "Fondo patronati". Gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il fondo è alimentato da una quota parte (lo 0,226 per cento) dei contributi previdenziali che tutti i lavoratori versano alle casse previdenziali, per assicurare tutele fondamentali – previste dall'art. 38 della Costituzione – anche a chi non può permettersele. Il fondo copre circa 1/3 delle prestazioni che i patronati forniscono. I restanti 2/3 delle prestazioni non prevedono recupero economico e sono a carico delle organizzazioni promotrici dei patronati. 

(Fonte: ufficio stampa Cisl MO)

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La protesta dei patronati contro i tagli delle risorse contenuti nella legge di Stabilità: sabato 15 novembre giornata nazionale di protesta e lunedì 17 novembre chiusura dei propri uffici e sportelli, con manifestazione regionale davanti alla Prefettura di Bologna -

Modena, 13 novembre 2014

Non si ferma la protesta dei patronati contro i tagli delle risorse contenuti nella legge di Stabilità. Per iniziativa del Ce.Pa. (il coordinamento che raggruppa i patronati Acli, Inas, Inca e Ital), dal 29 ottobre è stata avviata la raccolta delle firme di adesione alla petizione "No ai tagli ai patronati", a cui hanno già aderito decine di migliaia di cittadini. La mobilitazione promossa da Acli, Inas, Inca e Ital proseguirà per tutto l'iter parlamentare di approvazione della legge di Stabilità.

Per dopodomani - sabato 15 novembre – è stata organizzata una giornata nazionale di protesta. A Modena e provincia Acli, Inas, Inca e Ital saranno presenti dalle 10 alle 12 nelle piazze dei Comuni capi-distretto: Modena, Carpi, Vignola, Castelfranco, Mirandola e Pavullo, oltre al mercato di Formigine. A Modena il gazebo sarà allestito in piazza XX Settembre, dove saranno presenti anche i segretari provinciali di Cgil-Cisl-Uil; attraverso incontri, volantinaggi e flash mob, gli operatori dei patronati spiegheranno ai cittadini i possibili effetti dei tagli.

Inoltre Acli, Inas, Inca e Ital, insieme alle rispettive confederazioni, hanno deciso per lunedì prossimo 17 novembre una giornata di chiusura dei propri uffici e sportelli, con manifestazione regionale davanti alla Prefettura di Bologna.

«Coinvolgeremo nuovamente i parlamentari modenesi, con i quali i segretari provinciali di Cgil-Cisl-Uil avevano già discusso del tema nell'incontro del 6 ottobre – affermano i responsabili dei patronati modenesi Salvatore Ferraro (Acli), Cristiano Marini (Inas), Maura Romagnoli (Inca) e Angela Vicenzi (Ital) - Ribadiamo con forza che la sottrazione delle risorse al fondo patronati, se approvata così com'è, si tradurrebbe in un'altra tassa occulta ai danni delle persone socialmente più deboli costrette, dietro pagamento, a rivolgersi al mercato selvaggio di sedicenti consulenti, che operano senza alcun controllo e senza regole. Infatti, mentre i lavoratori dipendenti continueranno a pagare integralmente i contributi previdenziali all'Inps, lo Stato incamererà la quota oggi destinata alla tutela gratuita per destinarla ad altri scopi non precisati. Il governo, quindi, finirà per appropriarsi di soldi che sono dei lavoratori, senza specificarne l'utilizzo. Una beffa a cui si aggiunge un danno economico che aggraverà le già precarie condizioni di coloro che – concludono i responsabili dei patronati modenesi – pagano con la disoccupazione e la povertà le conseguenze di una crisi pesantissima».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Mo)

 

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A Modena la percentuale di disoccupazione è salita al 7,6 per cento, contro il 6 per cento di fine 2013 -

Modena, 28 ottobre 2014

Aumentano i disoccupati modenesi. Al 18 settembre le persone senza lavoro iscritte ai Centri per l'impiego erano 30.531 (donne per il 57,76 per cento). A Modena la percentuale di disoccupazione è salita al 7,6 per cento, contro il 6 per cento di fine 2013. Nella fascia di età tra 15 e 24 anni cerca lavoro il 22,71 per cento; un dato inferiore sia alla media regionale (33,26 per cento) che nazionale (41,6 per cento).

«La nostra provincia non ha mai avuto così tanti disoccupati; storicamente il tasso di disoccupazione ha sempre oscillato tra il 3 e 3,5 per cento - ricorda Domenico Chiatto, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria provinciale Cisl - Una stima indica in circa 25 mila i posti perduti nell'industria nel quinquennio 2008/2013: i settori più colpiti sono ceramica ed edilizia. Le responsabilità sono prima di tutto della politica nazionale, ma nel nostro territorio avremmo dovuto fare di più per contrastare questa emorragia di posti di lavoro. Credevamo che l'economia modenese avesse una sua capacità di reazione indipendente dai fattori negativi esterni al territorio. Invece non era così e abbiamo capito che è necessario agire innanzitutto localmente».

Chiatto sottolinea che è praticamente conclusa la discussione tra le istituzioni, associazioni imprenditoriali e sindacati su come stimolare la ripresa del territorio. Domani - mercoledì 29 ottobre - verrà firmato il "Patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva della città di Modena e del suo territorio" proposto dal Comune di Modena.

«L'auspicio è che serva per migliorare la competitività delle nostre imprese, stimolare la capacità di attrarre investimenti, sviluppare l'innovazione e ricerca, realizzare le infrastrutture viarie, energetiche e tecnologiche - aggiunge il segretario provinciale della Cisl William Ballotta – Noi sindacati siamo impegnati, attraverso la contrattazione aziendale, dentro le imprese per migliorare i salari e le condizioni dei lavoratori in cambio di aumento della qualità dei prodotti, efficienza dei processi produttivi, flessibilità degli orari. A loro volta le imprese devono investire sulla formazione professionale continua dei lavoratori e concedere forme di welfare aziendale (sanità integrativa, servizi per i figli, convenzioni ecc)».

Nei giorni scorsi, inoltre, la Cisl ha lanciato una campagna sui social network per chiedere ai ragazzi modenesi come vedono il loro futuro. «Stiamo ascoltando gli studenti sui temi che stanno loro più a cuore, dalla scuola al lavoro – spiega Ballotta – Ci arrivano domande, apprezzamenti e anche qualche critica. I ragazzi sono preoccupati per la mancanza di prospettive, avvertono una certa "solitudine" rispetto al lavoro, rivelano un bisogno di essere accompagnati nel mondo del lavoro. Noi – conclude il segretario provinciale Cisl – vogliamo raccogliere la sfida e dare risposte concrete a questa forte richiesta di aiuto che proviene dai giovani».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

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La nota stampa dei sindacati Cgil-Cisl-Uil di Modena e i rispettivi patronati Inca, Inas e Ital contro il taglio di 150 milioni di euro ai fondi per i patronati contenuto nella legge di Stabilità -

Modena, 23 ottobre 2014 -

Se il governo conferma il taglio ai fondi, i patronati dovranno chiudere oppure far pagare ai cittadini pratiche e servizi finora gratuiti. L'allarme è lanciato da Cgil-Cisl-Uil di Modena e dai rispettivi patronati Inca, Inas e Ital, preoccupati per il taglio di 150 milioni di euro ai fondi per i patronati contenuto nella legge di Stabilità.

«I patronati sono organismi, previsti dalla Costituzione, che assistono gratuitamente le persone in materia previdenziale e socio-assistenziale, su malattie e infortuni sul lavoro, per i permessi di soggiorno e per molte altre questioni burocratiche della vita di tutti i giorni – ricordano i sindacati – Se confermato, il taglio dei fondi per i patronati costituirebbe un inaccettabile e incomprensibile attentato alla tutela e ai diritti dei cittadini».

Cgil-Cisl-Uil sottolineano che i milioni di pratiche e servizi gestiti dai patronati (a Modena quest'anno sono state aperte finora oltre 120 mila pratiche) consente alla pubblica amministrazione di risparmiare quasi 600 milioni di euro all'anno. «La sola telematizzazione e riorganizzazione del personale Inps ha limitato molto la consulenza agli sportelli dell'istituto; per avere risposte i cittadini devono presentarsi ai patronati. Con la regolarizzazione dei permessi di soggiorno degli stranieri, gestita dai patronati, - aggiungono Cgil-Cisl-Uil - sono sparite le file davanti alle questure. I cittadini devono sapere che con questi tagli, che immaginiamo non saranno compensati da servizi aggiuntivi erogati direttamente dallo Stato, si mettono in ginocchio servizi e opportunità di tutela, specie per le persone più colpite dalla crisi e per le fasce più deboli della popolazione, cioè proprio quelle che, a parole, il governo dice di voler favorire. Senza il sostegno dei patronati i diritti dei cittadini rischiano di essere sulla carta, ma non esigibili, e di diventare un affare per commercialisti, consulenti del lavoro o, peggio, faccendieri».

Per questo i patronati Inca, Inas e Ital, insieme alle tre confederazioni sindacali Cgil-Cisl-Uil, saranno impegnati nelle prossime settimane in una campagna di comunicazione e mobilitazione per illustrare ai cittadini il valore sociale dei patronati sia a livello locale che nazionale.

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

Sabato 18 ottobre Jobsday Cisl a Modena. Dibattito social con studenti su #bastafuturoprecario in risposta alle proposte del governo sulla riforma del mercato del lavoro -

Modena, 15 ottobre 2014 -

«Noi non scioperiamo, ma andiamo sui social network per chiedere ai ragazzi modenesi come vedono il loro futuro. La loro opinione ci interessa molto, ci parleremo attraverso Facebook e Twitter». Il segretario provinciale della Cisl William Ballotta annuncia le modalità modenesi del Jobsday, in programma sabato 18 ottobre in tutta Italia per iniziativa della Cisl nazionale in risposta alle proposte del governo sulla riforma del mercato del lavoro.

I cislini dell'Emilia-Romagna si incontrano al cinema Galliera di Bologna alle 9.30 di sabato; prima di partire per il capoluogo regionale, i sindacalisti della Cisl modenese distribuiranno davanti ad alcune scuole superiori di Modena, Carpi, Mirandola, Pavullo, Sassuolo e Vignola un volantino che contiene l'hashtag #bastafuturoprecario e il QRCode per collegarsi a cislmodena.it/bastafuturoprecario e alle pagine Facebook e Twitter attivate appositamente per aprire un dibattito on line.

«Vogliamo ascoltare gli studenti sui temi che stanno loro più a cuore, dalla scuola al lavoro – spiega Ballotta – Risponderemo in tempo reale alle domande che ci rivolgeranno, analizzeremo le questioni poste e rifletteremo anche su eventuali critiche. È ora di raccogliere la forte richiesta di aiuto che i giovani ci hanno lanciato attraverso un questionario – conclude il segretario provinciale Cisl - distribuito nei mesi scorsi durante sedici incontri tenuti nelle scuole modenesi da Cgil-Cisl-Uil».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

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I corsi sono strettamente collegati con le imprese e garantiscono un'alta occupabilità. Le storie di Jacopo, assunto subito dopo la fine del corso, e di Cecilia, che ha lasciato il lavoro per tornare sui banchi -

Modena, 7 ottobre 2014 -

Ultimi giorni per iscriversi ai corsi Its Maker, l'istituto tecnico superiore che forma i cosiddetti "supertecnici" della meccanica e dei motori. Il termine per le iscrizioni scade venerdì 10 ottobre (info e bando su www.itsmaker.it). I corsi sono strettamente collegati con le imprese e garantiscono un'alta occupabilità, come confermano le storie emblematiche di due allievi: Jacopo Ferrari e Cecilia Bardelli.

Jacopo Ferrari ha 22 anni, abita a Formigine e nel 2012 si è diplomato perito meccanico all'Itis Corni. Nel novembre dello stesso anno si è iscritto al corso Its Maker per tecnico superiore in meccanica dei materiali. Prima ancora di terminare il corso (luglio 2014) ha ricevuto una proposta di lavoro dall'azienda che lo aveva ospitato per uno stage di tre mesi (440 ore). «Si tratta di uno studio tecnico di consulenza che mi ha assunto appena terminato il corso – spiega Jacopo – Opero nel settore del packaging alimentare; il mio lavoro consiste nella progettazione dei componenti meccanici destinati alle macchine automatiche per l'impacchettamento alimentare. Il corso Its si è rivelato fondamentale per farmi conoscere dalle aziende e aprirmi le porte del mondo del lavoro».

Cecilia Bardelli, invece, il lavoro lo aveva, ma l'ha lasciato per iscriversi al corso Its. 35 anni, residente a Modena, anche lei perito meccanico all'Itis Corni, Cecilia è stata disegnatrice e commerciale tecnico in un paio di aziende prima di andare a lavorare, nel 2008, nell'officina del padre, un artigiano specializzato in rettifica per conto terzi. «Effettuiamo le lavorazioni intermedie tra produzione e prodotto finito, ma mi sono resa conto che non riuscivo ad aggiornare le mie competenze in disegno e tecnologia. Per questo – spiega Cecilia – ho deciso di rimettermi in gioco e nel 2013 mi sono iscritta al corso Its. È una bellissima esperienza personale e professionale; quest'estate sono stata due mesi e mezzo in stage a Berlino. Non so se tornerò nell'officina di mio padre, ma sicuramente al termine del corso – luglio 2015 - avrò acquisito nuove competenze e conoscenze che faciliteranno il mio rientro nel mondo del lavoro».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Mo)

Preoccupate per come il governo sta gestendo a livello nazionale il rapporto con i sindacati, Cgil-Cisl-Uil di Modena hanno incontrato stamattina i parlamentari modenesi -

Modena, 6 ottobre 2014

Hanno accolto l'invito i deputati Pd Manuela Ghizzoni, Davide Baruffi, Carlo Galli e la senatrice Pd Cecilia Guerra. Nei giorni scorsi, in una lettera firmata dai segretari provinciali Tania Scacchetti, William Ballotta e Luigi Tollari, Cgil-Cisl-Uil modenesi avevano sostenuto che nessuno conosce l'emergenza lavoro come chi segue quotidianamente migliaia di crisi aziendali e licenziamenti.

Nell'incontro di stamattina, ospitato dalla Cisl a palazzo Europa, i sindacati hanno manifestato ai parlamentari le loro preoccupazioni sulla riforma del mercato del lavoro e illustrato le priorità per la crescita e l'occupazione, a partire dalla piattaforma unitaria di Cgil-Cisl-Uil su fisco e previdenza «È sbagliato che il governo non consideri una priorità mettere mano alle iniquità della riforma Fornero, così come realizzare una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali utile ad attenuare i colpi di una crisi tutt'altro che finita», hanno affermato i segretari modenesi di Cgil-Cisl-Uil, ribadendo altresì l'importanza di una riforma fiscale complessiva, che vada oltre il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti (su cui pure il giudizio è positivo), e che alleggerisca in modo strutturale il carico fiscale per lavoratori e pensionati.

«La nostra piattaforma non è difensiva – hanno spiegato Scacchetti, Ballotta e Tollari – ma anzi propositiva e sistemica: proprio partendo dalla riforma di fisco e previdenza vogliamo far ripartire il Paese, recuperare le risorse per rimettere in moto l'economia e contrastare la crisi». Nell'incontro si è parlato in modo approfondito anche del Jobs act, sul quale i tre segretari modenesi si sono detti preoccupati sia sul merito di alcuni provvedimenti – le modifiche allo Statuto dei lavoratori relativamente a licenziamenti senza giusta causa, demansionamento, controllo a distanza, incertezza sulle risorse per rendere universali gli ammortizzatori sociali, la reale volontà di ridurre le forme precarie del lavoro – sia sulla mancanza di confronto con i sindacati su un tema così delicato. Cgil-Cisl-Uil continueranno nelle prossime settimane a organizzare numerose iniziative di mobilitazione, alcune già definite in modo unitario.

I sindacati non accettano di essere definiti simbolo di conservazione e ostacolo al cambiamento, anzi ricordano le diverse proposte concrete avanzate in questi anni per riformare il Paese. Infine i segretari delle tre confederazioni sindacali hanno sottolineato l'importanza del confronto sia a livello nazionale che locale. È stato affermato che i provvedimenti su lavoro, pensioni e fisco devono trovare la massima convergenza di lavoratori e pensionati e delle loro rappresentanze che, in questi anni di crisi, hanno certamente contribuito alla tenuta della coesione sociale e alla salvaguardia dei posti di lavoro nella gestione di centinaia di crisi aziendali. Sulla necessità di un confronto plurale si sono dichiarati d'accordo anche i parlamentari modenesi che hanno partecipato all'incontro di stamattina. A Modena il coinvolgimento da parte del sindaco Muzzarelli di tutte le organizzazioni nell'elaborazione (tuttora in corso) del "patto comunale per la crescita e la coesione sociale" dimostra che i rapporti tra politica e sindacato possono essere utili alla costruzione di politiche condivise.

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

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Domenico Chiatto, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria provinciale della Cisl, commenta l'ipotesi del governo di versare ai lavoratori parte del trattamento di fine rapporto cosiddetta "liquidazione" -

Modena, 3 ottobre 2014 -

«L'operazione tfr in busta paga è come una coperta che ti scalda un pochino oggi, ma ti lascia al freddo domani». Lo afferma Domenico Chiatto, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria provinciale della Cisl, commentando l'ipotesi del governo di versare ai lavoratori parte del trattamento di fine rapporto (cosiddetta "liquidazione"). «L'operazione può fare indubbiamente presa sulle persone in difficoltà economiche, ma sottrarrebbe ai lavoratori un pezzo di salario che per noi del sindacato dovrebbe invece essere destinato alla previdenza complementare - dichiara Chiatto - Il danno maggiore lo subirebbero i giovani, la cui pensione non supererà verosimilmente il 50 per cento dell'ultima retribuzione. Per questo il sindacato insiste molto sulla previdenza complementare. Mettere il Trf in busta significherebbe distrarre le poche risorse che possono andare al risparmio previdenziale. In ogni caso si tratta di soldi dei lavoratori e non si può decidere come usarli senza un confronto con il sindacato».

Il sindacalista Cisl aggiunge che l'accumulo del Tfr non è solo legato al tema della previdenza integrativa, già di per sé fondamentale, ma rappresenta anche una sorta di "cuscinetto" che, in caso di necessità, può essere concordato con le imprese per dare risposte ai lavoratori. «Il Tfr può essere anticipato dall'azienda al lavoratore per coprire periodi di cassa integrazione, spese sanitarie e l'acquisto della prima casa. Sono casi frequenti oggetto di contrattazione che riguardano questo pezzo di salario differito; togliergli risorse è sbagliato e demagogico. Ribadiamo, invece, - conclude il responsabile delle politiche del lavoro della segreteria provinciale Cisl - che la via maestra per aumentare i salari passa attraverso la riduzione delle pressione fiscale e il rilancio della contrattazione su produttività e competitività».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

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Volantini per dire no a tagli ai patronati. Crescono pratiche aperte da Inas-Cisl: 
34.400 nel 2012, 38.400 nel 2013, 21.200 nei primi sei mesi 2014 -

Modena, 28 luglio 2014 -

Si è tenuta anche a Modena la campagna di mobilitazione lanciata dal patronato Inas-Cisl contro i tagli al fondo patronati annunciati dal governo Renzi. Oggi sono stati distribuiti volantini al mercato settimanale del parco Novi Sad per illustrare quali servizi erogano gratuitamente i patronati. «Vogliamo difendere i cittadini spiegando che c'è qualcuno che può tutelare i loro diritti – afferma il responsabile provinciale dell'Inas-Cisl di Modena Cristiano Marini – È fondamentale fare chiarezza su un organismo, previsto dalla Costituzione, che assiste gratuitamente le persone in materia previdenziale e socio-assistenziale, su malattie e infortuni sul lavoro, per i permessi di soggiorno e per molte altre questioni burocratiche della vita di tutti i giorni. Lo è ancora di più oggi di fronte all'Inps che, anche a causa della riduzione del proprio personale, ha chiuso molti sportelli al pubblico e affidato la gestione delle domande a un sistema telematico. Senza il patronato i cittadini si sarebbero ritrovati soli di fronte a procedure estremamente complesse, spesso incomprensibili».

Anche per questo l'utenza dei patronati è aumentata di oltre il 35 per cento. Nel 2013 a livello nazionale sono state 14 milioni le persone assistite; quattro milioni si sono rivolti all'Inas, che ha aperto 2 milioni e mezzo di pratiche. «Anche a Modena e provincia sono migliaia i lavoratori e pensionati che si rivolgono ogni anno ai nostri sportelli – continua Marini - Nel 2012 abbiamo aperto 34.406 pratiche, dagli assegni familiari alle pensioni; l'anno scorso ne abbiamo aperte 38.428, mentre al 30 giugno 2014 siamo già a quota 21.201 pratiche aperte. Un lavoro enorme, dunque, coperto solo per 1/3 dal fondo finanziato dai lavoratori: lo 0,226 per cento dei contributi previdenziali, infatti, viene versato per assicurare tutele fondamentali anche a chi non può permettersele. A conti fatti, dunque, i patronati sono proprio dei lavoratori. Aggiungo che questi istituti, grazie alla loro attività, garantiscono alla pubblica amministrazione un risparmio annuo di circa 600 milioni di euro. Tutto questo è costantemente minacciato da lobbies che, con la scusa di ridurre gli sprechi, vorrebbero il taglio del fondo patronati. L'unica cosa tagliata, invece, sarebbero le tutele dei cittadini. I bisogni delle persone rischiano, perciò, di diventare un affare per commercialisti, consulenti del lavoro e faccendieri: ci si dovrà rivolgere a loro, pagando per i servizi che i patronati oggi offrono gratis. Scendiamo in campo – conclude il responsabile provinciale Inas-Cisl - proprio per consentire alle persone di difendere il proprio diritto a essere tutelate in maniera chiara, professionale e gratuita».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

Paolo Bellentani denuncia il rischio di provocare un danno non solo a dipendenti e clienti, commentando il recesso Federcasse (l'associazione delle banche di credito cooperativo) dall'attuale contratto nazionale di lavoro -

Modena, 21 luglio 2014 -

«Lo strappo di Federcasse sul contratto rischia di provocare un danno non solo a dipendenti e clienti, ma anche di azzerare il ruolo di volano economico che il sistema delle banche di credito cooperativo ha svolto finora a Modena e in altre province della regione».
Lo afferma il segretario provinciale del sindacato bancari Fiba-Cisl di Modena Paolo Bellentani commentando il recesso Federcasse (l'associazione delle banche di credito cooperativo) dall'attuale contratto nazionale di lavoro. La vicenda era nata il 26 novembre 2013, quando i banchieri avevano dato la disdetta del ccnl, poi di fatto sospesa con l'accordo siglato con i sindacati lo scorso 2 aprile, a condizione però che si fossero trovati accordi su tutta una serie di tematiche.

Accordi che Federcasse non ha firmato; di qui la disdetta data al contratto collettivo nazionale. A Modena la decisione riguarda 37 lavoratori occupati in dodici sportelli, mentre in Emilia-Romagna sono coinvolti i 3.335 dipendenti di 21 banche presenti con 436 sportelli in sei province. «La decisione di Federcasse comporta pesanti conseguenze per tutto il sistema del credito cooperativo. Basti pensare che su 14 banche commissariate in Italia, sette sono bcc – sottolinea Bellentani - Crediamo che disapplicare il contratto di lavoro non serva a risolvere i problemi che in questo momento attanagliano il credito cooperativo. Un periodo così difficile per le bcc può essere affrontato solo attraverso una comunione d'intenti che può scaturire solo dal confronto costruttivo tra le parti, così come sta cercando di fare il resto del sistema bancario. Infatti in Abi (Associazione bancaria italiana) il dialogo tra le parti sta portando i suoi frutti, con accordi come quello di poche settimane fa in Unicredit che – conclude il segretario provinciale dei bancari Cisl - ha permesso di gestire 5.500 esuberi».

(Fonte: ufficio stampa Cisl Modena)

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