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A seguito della richiesta del comune di Colorno indirizzata ad Rfi, di abbattere le barriere architettoniche presenti nella stazione di Colorno, la risposta è stata la medesima che Amo Colorno ricevette nell'anno 2017 dopo l'invio di una missiva in cui si richiedeva celerità nell'intervenire.

Secondo Rfi i disabili che non sono in grado di raggiungere i binari della stazione, vista la ripidissima scalinata, devono recarsi a Parma che dista a circa 15 km distanza, essendo Parma munita di sale blu attrezzate per l'occasione, previa una prenotazione di assistenza ad almeno un'ora prima del viaggio. Una risposta che già a suo tempo ci fece indignare e oggi al ripetersi della stessa, ci sconvolge ancora di più.

Vien da pensare che i suddetti dirigenti di Rfi non cambieranno idea nemmeno questa volta, ma invece di arrenderci, vogliamo ricordare alcuni passaggi fondamentali. 

Il decreto del presidente della repubblica n. 503 del 1996 stabilisce che tutti gli spazi pubblici debbano garantire la fruizione a chiunque abbia capacità motoria limitata, che si traduce non solo nell’abbattimento delle barriere architettoniche, ma anche nell’installazione di tutti gli ausili necessari agli edifici pubblici per poterli definire accessibili. La Convenzione O.N.U. sui diritti delle Persone con disabilità, ratificata dal Parlamento italiano nel 2009, identifica con precisione la disabilità come “il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri”. 

Esistono quindi delle leggi ben precise che vanno rispettate e se anche Rfi non ritiene importante la tutela dei disabili, vogliamo ricordare che esistono degli incentivi come previsto ad esempio dalle legge 13 del 1989 e degli sgravi fiscali di non poco conto.
Siamo certi che una società importante come Rfi non vorrà venir meno a obblighi normativi, violando la legge, e che quanto prima vorrà incontrare le istituzioni per trovare il miglior compromesso atto a garantire a chiunque di prendere il treno da Colorno. 

I disabili vivono già una vita di ostacoli, non complicategli ulteriormente le cose.

Il gruppo
Amo Colorno

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Pubblicato in Cronaca Parma
Mercoledì, 19 Febbraio 2020 08:30

Schiuma e cattivi odori nell'acqua dei canali colornesi

Da un po' di settimane i nostri corsi d'acqua sono invasi da schiuma bianca e da un odore poco gradevole. Spesso l'acqua prende anche il colore verde. Dal ponte della piazza di Colorno si può facilmente notare quanto sopra, ma anche dall'argine di Gainago e dal Ponte Albertelli in zona Mezzano Superiore.

Vien da pensare a sversamenti illegali costanti di natura sconosciuta. La cosa preoccupa moltissimi cittadini colornesi che vorrebbero delle risposte rassicuranti da Arpae quanto prima. Tale fenomeno negli ultimi mesi si è ripetuto troppo spesso per essere soltanto un caso sporadico.

Il gruppo civico
Amo - Colorno

A seguito di un decreto governativo, diverse strade d'interesse nazionale sono passate ad Anas, come l'asolana 343 e quindi il ponte sul Po che collega Colorno a Casalmaggiore potrebbe beneficiare di investimenti di riqualificazione e quindi di fondi per la costruzione di un nuovo ponte.

Nuovo ponte che se verrà costruito necessiterà di tempi e di attese prolisse, dovute alla macchinosa burocrazia degli appalti. Tempi lunghi necessitano di essere "coperti" con interventi atti alla salvaguardia di quello attuale, infrastruttura essenziale per la viabilità di collegamento di due regioni ad oggi riparata e che è stata chiusa per quasi 2 anni. Senza interventi repentini di sorta "sanzionatoria" il nostro ponte continuerà a rimanere a rischio, così come è stato fin ora, senza che nessuno intervenisse in maniera concreta. Sembra purtroppo che a ponte aperto, ci si sia del tutto dimenticati del rischio. Il rischio non va confuso con il pericolo. Il pericolo è imminente ma il rischio nel tempo può diventare pericolo.

Per limitare il rischio occorre massimizzare il livello di sicurezza riducendo le sollecitazioni sui vari pilastri del ponte e limitando il carico che ogni giorno l'infrastruttura è costretta a sostenere. Per farlo due cose sono essenziali, e lo dimostrano anche i regolamenti che nessuno fa rispettare se non quando ci riescono le forze dell'ordine, ossia il limite di velocità (50 km/h) e il limite di peso per ogni mezzo pesante (44 tonnellate). Norme che dovrebbero essere osservate in ogni momento, attraverso sistemi fissi di sanzionamento, tanto più a tutela di un ponte riparato e datato anni 60'.

Secondo i dati del Cnr buona parte dei ponti costruiti in Italia ha già abbondantemente superato il ciclo di vita utile e i ponti di un tempo non erano costruiti con materiali innovativi e non avevano un buon coefficiente di SLV (salvaguardia della vita). Negli anni 50' - 70' le leggi sulle costruzioni erano piuttosto scarne.

Alla luce di quanto sopra diviene assolutamente necessario interfacciarsi tra politica e prefetture al fine di posizionare almeno due autovelox con relativa cartellonistica sul ponte e l'utilizzo di un sistema di pesatura dinamica (in movimento) per i mezzi pesanti così come il tutor Pverload posizionato in alcuni tratti autostradali italiani.

Sul tutor overload in passato abbiamo avuto risposta dalla provincia di Parma, dell'impossibilità di una sua installazione a causa della mancanza di una normativa che consente di multare un autoveicolo in movimento in maniera successiva alla violazione seppur constatata da pese affidabili e da videocamere.

Vogliano istituzioni e politica considerare l'alto rischio in cui Colorno e Casalmaggiore, Emilia - Romagna e Lombardia stanno vivendo, e si impegnino a ridurlo il più possibile e il più rapidamente possibile. Il tempo scorre inesorabile e tutto va nel dimenticatoio, fino e speriamo di no, alla prossima e dolorosissima chiusura.

Nicola Scillitani
Presidente del gruppo
Amo Colorno

Venerdì, 07 Febbraio 2020 06:07

Stazione di Colorno in mano ai vandali.

Pensavamo che la stazione di Colorno potesse aver trovato finalmente la pace, dopo gli innumerevoli atti vandalici degli ultimi tempi.

La smentita purtroppo è arrivata nella tarda nottata di mercoledi, quando un rapido controllo dell'area ha portato alla scoperta di nuovi ed "eleganti graffiti" e alla forzatura del quadro elettrico posto nella sala d'attesa.

Una stazione che ormai sta diventando un rudere, e la tutela della soprintendenza artistica, pare solo una barzelletta di pessimo gusto. La stessa in orario notturno rimane aperta. Non vi è videosorveglianza e l'area non è adeguatamente illuminata. Chiediamo alla "nuova" giunta regionale di intervenire nelle proprie possibilità prendendo contatti con i proprietari dell'area: "Rfi". Da troppo tempo se ne parla senza intervenire.

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il gruppo

Amo Colorno

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Sabato 25 gennaio nonostante la pioggia, si è svolta l'ennesima e quinta giornata a tutela dell'ambiente e delle aree verdi di Colorno. Il progetto "Amo Natura" ideato dal gruppo Amo Colorno, continua a perseguire lo scopo di ripulire aree di tutti al fine di renderle fruibili e sicure per tutti i colornesi e per i nostri amici a quattro zampe.

Questa volta è toccato al parco di via Pasini, invaso da rifiuti di ogni genere anche nelle siepi. L'area giochi era ricoperta da rifiuti e pezzi di vetro.
Se qualcuno continua il suo impegno civico di pulizia, qualcun altro sporca, degrada e imbratta. Nuovi infatti sono gli ennesimi vandalismi compiuti ai danni di una fontanella e di altalene e scivoli sostituite con delle nuove dall'amministrazione comunale precedente, non molto tempo fa.

Il senso civico deve partire da noi, e vogliamo pubblicamente invitare questi vandali ad unirsi al nostro programma di pulizia mensile, invece di annoiarsi e quindi rovinare il nostro bellissimo paese.

Il gruppo
Amo Colorno

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La difesa del Mare parte dai fiumi. Intercettare i rifiuti plastici prima dell'arrivo alla foce consente di abbattere sensibilmente l'inquinamento marino. Il Progetto sperimentale "Un Po d'AMare", dopo Pontelagoscuro e Torino fa tappa a Parma con l'installazione delle barriere a Sacca di Colorno.
 
Di LGC Parma 23 gennaio 2020 - Dopo Pontelagoscuro (FE) e Torino, fa tappa a Parma il progetto sperimentale di prevenzione dei rifiuti marini con interventi di raccolta e recupero sul fiume Po. Si chiama 'Il Po d’AMare' ed è stato realizzato con il coordinamento istituzionale dell’Autorità Distrettuale del fiume Po e in collaborazione con Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Castalia Operations e Consorzio Corepla.
 
Il progetto parmense è stato presentato all'interno della "Davines", la affermata azienda cosmetica di fama internazionale con sede Parma, poiché ha preso parte alla realizzazione del  progetto "Tuteliamo il Mare". A fare gli onori di casa è stato proprio il trade marketing manager dell'azienda, Mattia Tassi, il quale ha sottolineato come l'azienda abbia a cuore l'ambiente e perciò “Tuteliamo il Mare” è per Davines un progetto importante. Al progetto ha visto l’adesione di 1.800 saloni d’acconciatura italiani partner del brand attraverso i quali è stato possibile generare un fondo  di €36.413 che sono andati a sostegno dell'iniziativa . Per Davines questo progetto ha l’obiettivo di creare impatto positivo sul territorio e beneficio all’ambiente e alla comunità in senso più esteso. Un impegno coerente con i valori che da sempre guidano l’azienda e che l’hanno portata alla certificazione B Corp e ad aver recentemente trasformato il proprio statuto in Benefit Corporation, creando un nuovo modo di fare impresa sempre più urgente per il mondo di oggi, orientato alla creazione di valore per tutti.
 
E' stata quindi la volta di Meuccio Berselli, Segretario Generale della Autorità Distrettuale del Fiume PO, il quale ha evidenziato come la terza fase sperimentale del progetto sia coincidente con l'evento di Para capitale Italiana della Cultura Parma2020 potendo perciò contare su una maggior visibilità. Inoltre la sperimentazione in atto ricopre una importanza strategica  per ricavare ulteriori e qualificati dati sullo stato di salute del fiume: “Il ruolo dell'Autorità Distrettuale è di pianificare azioni che possano migliorare l'habitat del bacino idrografico. Per essere più efficaci queste azioni sono strettamente legate alla conoscenza dei dati ottenuti grazie alla sperimentazione delle barriere antiplastica come quella che realizzeremo a Colorno. Grazie ai tanti investimenti sulla depurazione finalmente la fauna ittica sta aumentando e sta migliorando al contempo anche la qualità dell'acqua. Tutto questo consente di fornire alla nostra comunità dati certi evitando così facili allarmismi. La diffusione di statistiche aggiornate consente altresì di incrementare la conoscenza complessiva dello stato di salute del Fiume Po al fine di mettere in campo strategie adeguate e azioni come quella di Colorno che in quest’ottica risultano fondamentali”.
 
Per la Fondazione per lo sviluppo sostenibile è intervenuto Giuseppe Dodaro, il quale ha evidenziato come, occupandosi di Green Economy non avrebbero potuto sottrarsi a questa iniziativa. Il dirigente ha quindi esposto le problematiche connesse al "Marine Litter" (rifiuti marini ndr) e quali le cause che  lo incrementano e tra questi, i maggior vettori sono appunto i fiumi. “Questa sperimentazione - sottolinea la Fondazione - costituisce la messa in opera di un modello virtuoso di economia circolare a rafforzamento delle misure di prevenzione del marine litter, permettendo di verificare la possibilità di ridurre su ampia scala gli impatti ambientali causati dall’inquinamento delle plastiche. Questa  terza sperimentazione del progetto “il Po d’Amare”, oltre a fornire, grazie all’integrazione dei dati sulle plastiche raccolte, un quadro più aggiornato sulle caratteristiche e le quantità di rifiuti provenienti dai fiumi, costituisce un importante attività di sensibilizzazione in merito alla problematica del marine litter. La collaborazione con Davines è un perfetto esempio di partnership fra imprese virtuose ed operatori.”
 
Ma se la Fondazione e i privati intervengono nella finanziabilità del progetto, l'Autorità Distrettuale ne verifica e controlla e analizza i dati e il COREPLA a valle si occuperà del recupero dei rifiuti plastici intercettati, occorre che qualcuno intervenga tecnicamente per progettare e perfezionare le barriere d'intercettazione. Questo compito è stato affidato a CASTALIA, che come ha esposto Lorenzo Barone Direttore Generale di Castalia Operations, spiega come il progetto possa essere replicato e  adottato anche per altri fiumi italiani creando quindi un impatto maggiore nella salvaguardia dei nostri mari: “Essendo costantemente impegnati nella ricerca e sperimentazione di soluzioni e tecnologie innovative volte alla tutela dell’ambiente marino abbiamo raccolto la sfida di ridurre l’inaccettabile quantità di rifiuti solidi galleggianti, compresi i materiali plastici, nei nostri mari. Contenere e raccogliere questi rifiuti trasportati dai fiumi prima che raggiungano il mare è una delle azioni che riteniamo fondamentali. Le sperimentazioni, già avviate sul Po ed altri corsi d’acqua minori, hanno dimostrato l’efficacia di tale approccio e ci spingono a rinnovare il nostro impegno nella speranza che tali iniziative possano essere allargate a tutti i principali fiumi italiani.”
Il dirigente quindi si addentra nella narrazione del funzionamento delle barriere e della loro storia evolutiva, peraltro non ancora conclusa ma continuo miglioramento sulla base dei dati che via via vengono raccolti.
 
Infine interviene il presidente stesso del Consorzio  COREPLA, Antonello Ciotti, il quale pone subito l'accento sul progresso del riciclo e porta a esempio le "felpe", indumenti ormai in larga misura realizzati con tessuti provenienti dal recupero delle plastiche. Nello specifico, i rifiuti intercettati dalle barriere collocate a Sacca di Colorno, verranno quindi raccolti da piccole imbarcazioni e una successiva accurata selezione ne consentirà l’inserimento nel sistema di riciclo nazionale attraverso il loro invio agli appositi centri di raccolta e una parte diventeranno "contenitori" dei prodotti della stessa "Davines".
“Stimolare la ricerca per innovare ed arricchire le proposte nel campo della raccolta e del riciclo degli imballaggi in plastica, è l'obiettivo di Corepla. Con questo progetto andremo ad analizzare le fonti di provenienza, la tipologia e le quantità dei rifiuti, in plastica in particolare, trasportate in questo importante tratto del fiume Po. La plastica raccolta verrà poi selezionata per massimizzarne il riciclo sviluppando anche nuovi utilizzi del materiale riciclato. Un'iniziativa che va ad arricchire le precedenti sperimentazioni del progetto "il Po d'Amare" avviate prima a Ferrara e ora a Torino e che nel loro insieme svilupperanno con modalità fortemente d'avanguardia e in stretta collaborazione con Imprese, Amministrazioni pubbliche e Istituzioni, una puntuale informazione oltre che una maggiore salvaguardia del territorio, delle vie fluviali e del mare.”
 
In calce agli interventi, il pubblico di giornalisti e i relatori si sono trasferiti a Sacca di Colorno per una visita alle barriere d'intercettazione dei rifiuti.

 

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Pubblicato in Ambiente Emilia

Sul sito web della Provincia di Parma e sulla Gazzetta Ufficiale europea. Scadenza: 4 Marzo 2020. Importo: 692 mila euro + Iva. Per partecipare occorre registrarsi sulla piattaforma SATER. Rossi:”Diamo risposta alle preoccupazioni dei cittadini, aumentando la sicurezza del ponte.”

Parma, 16 gennaio 2020 – La Provincia di Parma ha pubblicato oggi il bando di appalto per la fornitura, l’installazione e la gestione per dieci anni di un sistema di monitoraggio strutturale del ponte di Colorno - Casalmaggiore sul fiume Po.

L’importo complessivo al netto di Iva e/o di altre imposte e contributi di legge, è pari a 692.469,30 euro.
Per partecipare alla gara è indispensabile essere registrati alla piattaforma SATER, e sempre tramite SATER devono essere inoltrate tutte le richieste di chiarimenti e comunicazioni.
L’offerta deve essere collocata sul SATER entro e non oltre il termine perentorio delle ore 18 del 4 marzo 2020. Il sopralluogo è obbligatorio.

Soddisfatto il Presidente della Provincia di Parma Diego Rossi: “Con questo bando europeo, la cui predisposizione è stata particolarmente complessa, si avvia verso la realizzazione il progetto del monitoraggio strutturale continuo del ponte sul Po, e del controllo dei mezzi che vi transitano – afferma - Questo insieme di controlli darà risposta alle preoccupazioni dei cittadini e migliorerà la sicurezza del ponte. Si tratta di uno dei primi bandi di questa portata in Italia, che fornirà informazioni preziose anche ai tecnici, contribuendo ad una migliore conoscenza del comportamento nel tempo delle strutture dei manufatti.”

Il progetto del sistema di monitoraggio è stato elaborato dall'Università di Parma su incarico della Provincia di Parma e redatto dai proff. Antonio Montepara e Marcello Vanali.
Si tratta di un insieme di strumenti, omologati e del tutto innovativi, che permette di rilevare sia lo stato della struttura, sia le caratteristiche del traffico: la massa dei veicoli in transito sul ponte, la velocità e la targa, con la possibilità di collegare il tutto ad apposito impianto semaforico.
I dati rilevati potranno essere forniti alle forze di polizia per mettere a punto un sistema di controllo e sanzionatorio più efficace.

Nella foto: il Ponte sul Po di Colorno - Casalmaggiore
Il bando sul sito www.provincia.parma.it 

Colormo 15 gennaio 2020 - Quindici giorni fa uscita da lavoro ha trovato la sua autovettura vandalizzata nei pressi della casa della salute di Colorno. Ignoti hanno graffiato a fondo la fiancata della sua auto con una chiave, e non ha potuto che recarsi a fare denuncia verso ignoti.

Il 13 gennaio purtroppo è andata peggio. Attorno alle ore 21 in piazzale Venaria, sempre all'uscita da lavoro, ha trovato l'amara sorpresa. La sua auto è stata nuovamente rigata sul cofano e sulla fiancata sinistra, oltre ad essere stato strappato il tergicristallo posteriore e danneggiato quello anteriore, in un tentativo fugace di strapparlo.

E' una delle cittadine colornesi che hanno dovuto subire l'ennesimo atto vandalico, come quelli già avvenuti proprio in via suor Maria e nel parcheggio adiacente alla scuola elementare del paese, che dovrà ripagarsi i danni di propria tasca. Danni che dalle sue parole a seguito di preventivi, superano i 2.000 euro. La donna è sconfortata e delusa non sentendosi tutelata. "Per acquistare un'autovettura si fanno tanti sacrifici ed oggi non è per nulla facile andare avanti, si sa..." così al telefono, tra qualche singhiozzo ci spiega la donna di Colorno.

Una situazione a cui bisogna necessariamente porre rimedio. Per questo chiediamo all'amministrazione comunale di organizzare un pubblico incontro al fine di valutare la miglior strada possibile da intraprendere, oltre a rammendare la necessità di videosorvegliare rapidamente alcune aree del paese a rischio.

Il gruppo
Amo - Colorno

Pubblicato in Cronaca Parma
Lunedì, 06 Gennaio 2020 11:22

5G e privacy a rischio

Dati personali a rischio con la nuova tecnologia 5G. Preoccupazione anche di Salvini e Meloni.

Il 5G è il nuovo standard per le comunicazioni, nato con lo scopo di garantire una connessione sempre più veloce e alla portata di tutti, o almeno così viene promosso questo repentino e considerato urgente, cambio di connettività.
Sebbene l'ultima tecnologia 4G LTE non sia mai stata utilizzata dagli utenti (anzi la maggior parte di essi non ha mai avuto la possibilità di farlo), si è deciso di diffondere fin da subito, comunque il 5G. Tecnologia quella del 5G su cui girano miliardi, e dove ogni produttore di smartphone cerca di far da "padrone" o di guadagnarsi una bella fetta di mercato. Cosa che stanno provando a fare i cinesi dell'azienda Huawei, società cinese nata nel 1987 con sede in Shenzen, nonostante le opposizioni di Donald Trump, timoroso per la sicurezza dei dati informatici americani e non solo. Un problema quest'ultimo non riconducibile soltanto a Huawei ma proprio alla nuova tecnologia di quinta generazione.

Un report universitario di Roma è stato emesso nell'estate del 2019, con il titolo: “Il 5G: tra intelligence economica e security”. L'indagine svolta ha evidenziato come il 5G porterà nuove minacce, amplificando lo spazio d’azione di attacchi informatici già esistenti agendo sull’impatto dei rischi che possono concretizzarsi. Praticamente, il report afferma che aumentando la rapidità di circolazione dei dati si aumenterà di certo il numero dei dati che possono essere violati, rubati e modificati a parità di tempo. Un problema notevole che i più esperti nel campo potrebbero vedere come infondato. Se dovessimo pensarla così, si fermerebbe il progresso e si smetterebbe di rendere sempre più veloce la connessione internet, tuttavia non possiamo non accettare questo risultato universitario, ammettendo che è molto più semplice introdursi in reti di tipo wireless, che via cavo. Certo dipende anche dal tipo di protezione che i dispositivi anno (firewall, antivirus, etc...), ma una connessione via cavo è di solito maggiormente gestibile e facile da proteggere. Per ricevere il segnale 5G serviranno celle e antenne diverse dalle ordinarie, quando la sicurezza dello standard dipende ancora da elementi risalenti all'epoca del 2G. Si parla del Signaling System No 7. Un protocollo che consente agli operatori di telefonia, da oltre 40 anni di gestire telefonate e sms sulle reti PSNT, ossia le Public Switched Telephone Network. Secondo studi e analisi degli ultimi mesi, il sistema cosìdetto SS7 è vulnerabile ad attacchi, tanto da permettere intercettazioni complete di chiamate e messaggi, senza che gli utenti possano saperlo, tenendo ben conto che la crittografia è praticamente inutilizzata dagli operatori di telefonia globale. L'SS7 è stato lentamente potenziato con un'implementazione partita con il rollout del 4G. Un sistema in grado di supportare protocolli TLS, DTLS (rispettivamente per TCP e SCTP) e L'IPsec che permettono una maggiore sicurezza di comunicazione tra sorgente e destinatario. Implementazione che diverrà nuovamente del tutto nulla con la diffusione del 5G.

Altro problema non di poco conto è che la realizzazione dell'infrastruttura per il 5G dovrà passare necessariamente dalla Cina, e le aziende che operano in questo paese vengono obbligate ad una "stretta collaborazione" con i loro servizi di spionaggio. Insomma molto controproducente per gli U.S.A, ma anche per l'Italia e tutti gli altri paesi del mondo. Un rapporto presentato in parlamento dal Copasir (Comitato per la sicurezza) ritiene fondata la preoccupazione dell'ingresso di Huawei e Zte nella realizzazione delle nuove reti. Sottolinea il Comitato che il Governo e gli organi competenti in materia dovrebbero considerare molto seriamente, anche sulla base di quanto prevede la recente disciplina dettata dal decreto - legge n. 105/2019, la possibilità di limitare i rischi per le nostre infrastrutture di rete, anche attraverso provvedimenti nei confronti di operatori i cui legami, più o meno indiretti, con gli organi di governo del loro Paese appaiono evidenti. A tali organi potrebbero infatti potenzialmente essere veicolate informazioni e dati sensibili riconducibili a cittadini, enti e aziende italiani”.

Preoccupazione che non è sfuggita anche a due leader politici, Meloni e Salvini. Secondo Meloni, il Copasir è stato chiaro sui rischi della nostra sicurezza informatica, collegata all'ingresso nella realizzazione dell'infrastruttura per il 5G, di aziende cinesi. Stessa linea sostiene il leghista Matteo Salvini, sostenendo che "troppe cose non tornano". Troppe cose non tornano in effetti, come la mancanza di certezze atte a garantire che il 5G non nuocerà alla nostra salute, visto l'incremento di onde elettromagnetiche che saremo costretti a subire; come la mancanza di certezza che non saremo costretti a cambiare ancora una volta i nostri smartphone e pc per una tecnologia rischiosa per i nostri dati sensibili, e non veloce come prospettato, in attesa di passare al 6G, al 7G, all'8G etc...

Visti gli elementi analizzati, le prospettive non sono esattamente delle migliori e farebbero bene Fratelli d'Italia, Lega e il governo italiano tutto, a fermare lo sviluppo del 5G, almeno fino a quando non sarà chiarito ogni dubbio, fino a quando non si sarà sviluppato un nuovo e valido programma di reale sicurezza informatica e non si sarà fatta chiarezza sulla salute degli italiani.

A tal proposito il gruppo “Amo la vita - No 5G”, sodalizio di cittadini della provincia di Parma, nato per contrastare tutto questo, ha indetto una petizione che è possibile firmare in diverse attività commerciali della città nei seguenti punti di raccolta:

Cartoleria "Cartavoglio di Largo Luca Ganzi n. 9, Libreria "Fiaccadori di strada del Duomo n. 8/A. Alimentari Biologici "La dispensa del
gelso" di via Lisoni n. 8. Alimentari biologici "Il punto verde" di via Costituente n. 36. Erboristeria e benessere "Ile de guam" presso
il centro commerciale Eurotorri. Libreria "Futurino" di via Monte Grappa n. 2. Negozio di giocattoli "Toyland" di via Lanfranco n. 4.

Pubblicato in Nuove Tecnologie Parma

Non c'è pace per Colorno, e il 2019 di certo non è finito  con i migliori auspici. Ultimamente il paese è sotto attacco da continui episodi di vandalismo.
Questa volta ad essere presa di mira è la palestra del Baseball Colorno di via Pasini.

Ignoti tra la notte del 30 e la mattina del 31 dicembre, hanno fatto irruzione nella palestra telonata del centro sportivo, sfondando una porta laterale, per poi divertirsi a manomettere due batterie di una lavapavimenti, lasciando in quasi tutto il tappeto sportivo, macchie di acido e qualche buco.

Da precisare che nulla è stato rubato dal centro sportivo, e nemmeno il o i vandali, hanno tentato di forzare uffici o altre aree. Così vien da pensare all'ennesimo e solito atto vandalico. Uno dei tanti che da tempo stanno colpendo con forza il nostro bellissimo paese.

Il gruppo
Amo Colorno.

 

Pubblicato in Cronaca Parma
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