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Animali domestici e bambini: nel loro rapporto il gioco dei ruoli nella vita In evidenza

Ecco a cosa serve la convivenza con il pet in tutte le fasi della crescita. Scopriamo con l'esperto i miracoli che un 'semplice' animale può fare in casa...

Parma, 13 settembre 2015 - di Cigno Nero -

L'animale arriva dove i genitori non ce la fanno. Un po' per impegni e un po' per distrazione mamma e papà tralasciano qualche mossa che può accrescere equilibrio e buoni sentimenti del piccolo di casa.
Ed allora, dove non riescono i genitori, ecco che può sopperire a qualche mancanza il pet, la creatura a quattro zampe che si sceglie di avere in famiglia.

Non c'è niente di più sbagliato, quindi, di regalare il cane e il gatto alla nascita di un bambino, perchè si pensa che possano essere gelosi del bebè. Bisogna tenerseli stretti e comprendere il valore della loro presenza.
Lo dicono gli esperti, che sottolineano il grande beneficio che i bimbi traggono dal rapporto con i pet. Le virtù terapeutiche della magnifica relazione che si crea fra cuccioli di casa non riguardano solo i bambini con problemi caratteriali ma valgono per tutti, in tutti gli scalini della vita.

Il cane non è soltanto un animale socievole ma pure "sociale", cioè in grado di vivere e rapportarsi con noi.
Spiega Diego Santini, veterinario, membro della Scivac ( Società culturale italiana dei veterinari per animali da compagnia) e scrittore, che "un animale in famiglia sa dimostrare fedeltà, rispetto e confidenza rivestendo all'occorrenza il ruolo di compagno, amico e confidente con un effetto particolarmente evidente proprio nei confronti dei nostri bambini".

Del cane, della sua vita e del suo benessere, si diventa responsabili. E' questo aspetto ha un significato educativo fondamentale.
"La brevità dell'esistenza di un animale rispetto alla nostra – chiarisce il dott. Santini - ci permette di conoscere la storia della vita, dalla nascita alla morte, dando modo al bimbo di cimentarsi in vari ruoli. Da compagno di giochi, a genitore fino ad amico ed assistente quando sarà vecchietto. Inoltre nel momento della scomparsa dell'amico a quattro zampe potrà provare il primo vero e grande dolore della sua vita, avvertendolo purtroppo come preludio di altri distacchi".

Per i gatti vale lo stesso, con qualche differenza derivante dal carattere del felino.
"Il gatto è un animale più solitario ma altrettanto sensibile – dice Santini -. Permettere al bambino di accarezzare un micio è fonte di piacere, è calmante come ascoltare le sue fusa e lo aiuta a comunicare attraverso il tatto. L'affetto dei bimbi nei confronti del proprio animaletto non è costituito solo dal bisogno di ricevere amore ma anche dal desiderio di possederlo, di proteggerlo perché il loro amico sia e resti dipendente da loro".

Il gatto può subire piccole 'violenze' alla sua privacy da parte del bambino che tenderà a 'torturarlo', è vero, ma l'esperto è rassicurante: "Qualche volta potranno nascere dei problemi nel rapporto, soprattutto legati ai dispetti che il nostro amico a quattro zampe potrà patire da parte del bimbo e in quel caso sarà lecito aspettarci il suo malcontento ma sarà difficile che porti rancore. Anzi, spesso il felino dimostrerà un atteggiamento tranquillizzante nei confronti del bambino, facendogli capire a suo modo che cosa vuol dire il rispetto degli altri".
Allora: di che cosa è fatto il dialogo fra i 'piccoli' di casa? Di un linguaggio del corpo, dice l'esperto: "Questo aspetto si manifesta anche attraverso il gioco che per i bambini è fondamentale perchè consente di scoprire nuovi ruoli come di esplorare e di dominare situazioni quotidiane e perchè no di vita. Con gli atteggiamenti del corpo inoltre il nostro animale autorizza il contatto o lo nega sviluppando una comunicazione senza parole che stimola la comunicatività di entrambi".

In ogni fase della vita di un individuo l'animale domestico ricopre un ruolo indispensabile. "Per i bimbi di 2-3 anni – sottolinea il dott. Santini - il pet normalmente costituisce un giocattolo vivente e a quell'età non avranno nessuna conoscenza del comportamento animale per cui sarà indispensabile la presenza di un adulto per farli interagire. E' chiaro che a questa età gli animali dovrebbero essere di per sé inoffensivi o comunque docili e tolleranti per sopportare gli eventuali e involontari 'sgarbi' del bambino.
Verso i 5-6 anni invece il rapporto cambierà e il bimbo per la prima volta sentirà di avere vicino a sé un amico, qualcuno a cui dare del tu, un essere vivente su cui riversare un interesse emotivo. E così potrà incominciare ad assumere le prime responsabilità di accudimento, includendo diritti e doveri, anche se il tutto dovrà ancora svolgersi sotto gli occhi vigili dei genitori".

Contrariamente a quanto si possa pensare, uno dei momenti migliori per l'adozione di un cane sarà in concomitanza con la nascita di un fratellino, quando un bambino può provare sulla propria pelle il senso di esclusione: grazie a un cucciolo questa sofferenza sarà compensata dall'investimento affettivo riversato su un animale. "Allevando il nuovo amico – chiarisce l'Esperto - il bambino, oltre a giocare, imparerà a fare la parte del genitore ora impegnato con un altro bimbo. Attraverso i cambiamenti dell'età del proprio animale si accorgerà che le cure dei genitori rivolte al fratellino non lo escluderanno dal loro amore e capirà che il rapporto fra loro starà cambiando come quello con il proprio pet. L'animale quindi diventerà adulto quando ancora il cucciolo d'uomo sarà bambino regalandogli la consapevolezza dell'età e il sogno di diventare presto adulto nel pieno senso della parola, al di là degli esempi offerti dai genitori".
Dopo i 10-11 anni avviene una svolta: i bimbi ormai cresciuti potranno assumersi delle responsabilità maggiori così da addossarsi gran parte, se non tutta, la cura degli animali, impegni e scadenze comprese.

La fase adolescenziale, quel delicato momento in cui i ragazzi devono entrare a far parte del mondo degli adulti, trae un giovamento particolare dalla presenza di un quadrupede. Qualche volta un giovane può sentire su di sé il peso della 'paura del rifiuto' sociale che comporta chiusura, autoemarginazione e difficoltà ad interagire con i coetanei. In questa difficile circostanza entra in gioco l'animale che può aiutare molto a superare queste difficoltà e "diventare così un mediatore del rapporto fra l'adolescente e l'ambiente di vita. Per i genitori diventerà utile perchè attraverso un 'semplice' animaletto potranno insegnare con più facilità che cosa vogliano dire la libertà, l'amore, il senso dell'onestà, la ricerca della conoscenza, il rispetto di sé e degli altri e quindi spiegare il senso della vita al proprio figlio attraverso gli occhi di un amico a quattro zampe".

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